LOTTANO GLI STUDENTI, LOTTIAMO TUTTI

[Sul perchè parteciperemo al corteo studentesco del 16 Novembre. Qui il pdf]

Per il 26 Novembre gli studenti del Collettivo Anopticon hanno indetto uno sciopero ed un corteo che si svolgerà a Saronno. Non è il primo di quest’anno e segue alle mobilitazioni, spesso spontanee e selvagge, che si sono infiammate dal 2008, durante il periodo dell’Onda, il movimento contro la riforma Gelmini. Queste fiammate sono forse servite a risvegliare la coscienza degli studenti, a far tornar loro la voglia di scendere in piazza a protestare, per urlare i propri no e le loro alternative.

Noi intendiamo appoggiare questa mobilitazione, per sottolineare che ogni lotta non può essere slegata dalle altre, ed ogni critica ad una parte del sistema non può che diventare una critica al sistema stesso.

In tutta Europa il dissenso si allarga e si radicalizza, mentre sempre più persone scendono per le strade in maniera determinata. In Italia la disinformazione di Stato non riesce del tutto a nascondere la profonda crisi in cui versa il paese. Ma mentre i politicanti cercano da una parte di rimbambirci con i telegiornali e le pubblicità, dall’altra si preparano a mettere al sicuro i privilegi e le ricchezze della casta politico-imprenditoriale. La militarizzazione della società è in questo senso una risposta preventiva alle proteste che stanno arrivando. Militari nelle strade e militari nelle scuole, per addestrarci ed avvisarci: le proteste non servono, e comunque non saranno tollerate! I tagli alla scuola sono una conseguenza della crisi, ma sono anche una scelta: sulla cultura si può risparmiare, ma non sulle spese di guerra. I tagli sono quindi per la scuola e per i lavoratori, non di certo per i padroni e le banche, che anzi debbono essere aiutati e salvaguardati. Tutto ciò ha un contro-fattore molto importante: l’impoverimento crescente e la diminuzione dei diritti fanno crescere anche la rabbia, la rabbia di studenti, lavoratori, immigrati, disoccupati, di chi non riesce più a pagare l’affitto e di chi non riesce a pagarsi nemmeno da mangiare. Allora diventa impellente trovare dei capri espiatori su cui riversare tutta questa rabbia, e sempre più spesso questi sono gli immigrati, lo strato socialmente più debole della nostra società e dunque più facilmente additabile; è importante poi stigmatizzare e isolare chi si ribella o solo esprime il proprio dissenso, ed ecco che i terroristi sono gli anarchici, gli ultras oppure chi dentro ad un CIE non ci vuole più stare (il 5 in condotta è un piccolo segnale di questa direzione: non importa quanto tu sia bravo, l’importante è che tu non dia troppo fastidio). Ma non basta, anche i poveri sono un problema: potenzialmente sovversivi essi sono un continuo pericolo per chi ci governa. E’ adesso anche la povertà un reato, chiedere l’elemosina o dormire per strada, ecco i crimini.

Razzismo e repressione sono gli strumenti utili a chi ha paura della rabbia che cresce, autogestione e riappropriazione delle città e delle nostre vite sono le nostre armi, la nostra autodifesa. Quando smetteremo di riconoscere l’autorità e di avere bisogno di uno stato smetteremo anche di essere schiavi.

Oggi esprimere il dissenso è una necessità per la sopravvivenza, anche nella ricca Italia. Per questo sosteniamo le lotte degli studenti, che vedono sempre più la loro scuola ridotta ad un carcere, dove sono ospiti, reclusi e controllati; ad una caserma, dove sono addestrati al rispetto e alla cieca obbedienza all’autorità; ad una azienda, dove sono allenati dalle imprese stesse ad essere produttivi, e dove possono fare amicizia con i loro futuri padroni. Ecco quindi le telecamere a scuola, i libretti elettronici per il controllo delle assenze e il 5 in condotta, i militari a tenere lezioni, le aziende finanziatrici, sponsorizzatrici e finanche imprenditrici.

Oggi sosteniamo le lotte degli studenti, come sosteniamo le lotte dei migranti rinchiusi nei CIE, i lager dell’immigrazione, come sosteniamo le lotte dei lavoratori, le lotte per gli spazi sociali e contro la militarizzazione della società.

Invitiamo quindi tutti a mobilitarsi, per smettere di subire, per rovesciare il potere!

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