12 AVVISI ORALI NEL VARESOTTO

Tra il 2 e il 4 di Febbraio la Questura di Varese ha consegnato 12 AVVISI ORALI ad altrettanti ragazzi e ragazze, scelti un po’ a caso tra chi, nella provincia e non solo, negli ultimi anni ha deciso di smettere di accettare passivamente lo stato di cose, ed ha iniziato a lottare.
L’Avviso Orale, per chi non lo sapesse, è una sorta di minaccia intimidatoria, che invita a ricondurre la propria condotta su binari tracciati, a non trasgredire la legge, a ritornare nel gregge, in altre parole, a non rompere ulteriormente i coglioni. Pena per chi non dovesse chinare la testa è la fascistissima Sorveglianza Speciale, provvedimento che tra le altre cose prevede: l’impedimento ad uscir di casa tra le 21 e le 7 di mattina, la revoca di patente e passaporto, l’impossibilità di frequentare assemblee e iniziative pubbliche, l’impossibilità di stare con pregiudicati o con più di un certo numero di persone contemporaneamente, non frequentare “bettole ed osterie”. Entrambi queste misure preventive vengono emesse anche in mancanza di condanne (nessuno dei 12 ha infatti precedenti penali).
Questo provvedimento attuato nei nostri confronti si inserisce in un clima di repressione generale, repressione tutt’altro che inaspettata: in tempo di crisi il Potere deve affilare ancor di più i propri artigli per poter afferrare meglio la preda che cerca di divincolarsi. E in tempo di crisi ci troviamo noi: crisi sociale, economica, culturale.
Ed è proprio adesso, tra il diffondersi delle proteste, in Italia, nel Mediterraneo e in mezza Europa, mentre i potenti sentono traballare il terreno sotto i loro piedi, che noi con più forza vogliamo gridare la nostra rabbia, contro ogni Stato ed ogni Legge. Legge che non è altro che il primo strumento del dominio dell’uomo sull’uomo, lo strumento tramite cui ogni sfruttamento, sopruso, tortura, omicidio viene legittimato, a patto che sia lo Stato ad approvarlo.

12 ragazzi/e si sono trovati in mano un foglio in cui venivano informati di essere considerati socialmente pericolosi.
Ma in pericolo per le nostre azioni, questo non viene però sottolineato, non si troverebbero di certo gli abitanti delle nostre città, né tanto meno gli altri animali che le abitano, o la poca natura che ancora vi rimane.
Invece “pericolose” sono le persone che lottano per la propria e l’altrui libertà, che provano a decidere da sé senza delegare a nessuno nemmeno una parte della propria esistenza, che si schierano apertamente contro il razzismo, contro i lager che democraticamente sono stati costruiti e riempiti nel nostro Bel Paese, che provano e sperimentano forme di vita altra, forme di autogestione, di rapporti liberi e non gerarchici. Ebbene, lo ammettiamo, siamo responsabili e complici con tutte queste azioni, e sì, tentiamo ogni giorno di attaccare i privilegi e la violenza di chi sfrutta uomini ed ambiente, di chi imprigiona tortura e uccide, di chi difende questo stato di cose.

12 ragazzi/e attivi/e nelle lotte del proprio territorio – il varesotto, un vero e proprio laboratorio totalitario del controllo e della repressione – sono stati raggiunti da questo provvedimento con la speranza di limitarne la gioia di vivere, con la speranza di isolarli, perchè fungano da monito per chiunque tenti di alzare la testa: “Hai visto cos’è successo a chi ha provato a ribellarsi? Meglio non rischiare!”.
Per quanto riguarda la gioia di vivere questo è un tentativo destinato a fallire in partenza. La nostra vita che brucia sarà sempre pronta a scottare i freddi cuori di chi produce, consuma, crepa; la nostra gioia si tramuterà sempre in sabbia per i loro ingranaggi, saremo sempre alla ricerca di complici e solidali con cui rincorrere il nostro sogno di libertà.
Per quanto concerne il tentativo d’isolamento saranno i frutti di quello che abbiamo seminato in questi anni di lotte a parlare. Noi, dal canto nostro, siamo convinti di aver tessuto relazioni e rapporti reali – abbiamo stretto legami che già esistevano e ne abbiamo creati altri, con chiunque sia stufo degli abusi di potere, con chiunque sia deciso ad autorganizzarsi per ribaltare la situazione, con chiunque abbia un pensier ribelle in cor; non saranno certo le loro minacce a fermare chi, come noi, ha una reale urgenza di rivolta.

Insuscettibili di ravvedimento

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