Polizia dappertutto, giustizia da nessuna parte!

Ha destato molto scalpore in città il filmato diffuso qualche giorno fa del programma di Italia 1 “Le Iene”, che riporta l’intervista ad un ragazzo senegalese che accusa alcuni agenti della Polizia Locale di Saronno di averlo ammanettato e picchiato in gruppo, prima e dopo il suo trasferimento al comando dei Vigili.

Ancora più inquietante appare la testimonianza di un altro giovane immigrato, ex dipendente di una azienda di pulizie che lavorava proprio nella sede della Polizia Locale di Saronno, nello stesso edificio che ospita il Municipio. Il ragazzo racconta di aver udito, nel corso delle sue ore di lavoro, più volte urla e grida provenienti dai locali dei “Vigili”, per poi ritrovarsi a dover far sparire imbarazzanti macchie di sangue.

Che le forze di Polizia si divertano a picchiare dentro e fuori le caserme non è di certo una grossa novità: Aldrovrandi, Cucchi, Uva, Sandri, Lonzi, Bianzino sono solo alcune delle molte persone uccide dalle “Forze dell’Ordine” italiane negli ultimi anni. Per non parlare di tutti gli altri soprusi commessi nelle carceri, nei CIE, nelle caserme, nei cortei… che nessuno degli ASSASSINI di queste persone abbia mai pagato per questi OMICIDI è un dato di fatto altrettanto scontato. Lo Stato non si mette a processare i suoi servi. Le forze di Polizia sono libere di agire indisturbate, e il loro operato sarà sempre giustificato, coperto, insabbiato. Non è un caso che anche a Saronno le registrazioni delle telecamere, che avrebbero dovuto riprendere la scena del pestaggio da parte dei vigili saronnesi, siano andate perdute.

Va però fatta notare una particolarità del sopruso sbirresco saronnese: le squadracce di picchiatori in questo caso non sono formate da Carabinieri, secondini o Poliziotti, ma da Agenti della Locale. Fino a non molti anni fa la Polizia Municipale, i Ghisa, si occupavano di dirigere il traffico, dare multe a chi guidava senza cintura o sporcava per strada ecc. Oggi invece li vediamo camminare per strada con pistola e manganello, e sempre più spesso vengono utilizzati come forza di polizia addetta all’ordine pubblico e alla repressione. I milanesi da qualche mesi li hanno visti muniti di scudi di plexiglas, caschi e manganelli ad effettuare sfratti e sgomberi di campi rom o in prima linea durante dei veri e propri rastrellamenti a bordo di bus/galera. La trasformazione è così completa, ed anche i vecchi Ghisa sono adesso agenti della repressione, un piccolo esercito al servizio del Sindaco e della Giunta comunale di ogni paese. E’ paradigmatico della situazione politico-sociale italiana il fatto che oramai tutti siano addetti alla gestione dell’ordine pubblico: non più solo Polizia e Carabinieri, ma anche PL, esercito (da anni oramai nelle strade), GdF (che invece di occuparsi di chi evade le tasse manganella gli studenti in piazza, come a Roma) per non parlare delle innumerevoli sigle di agenzie di sicurezza privata che, armati di tutto punto, si aggiungono alla lista dei militari che ogni giorno incrociamo nelle strade e nelle piazze.

Da anni oramai ogni risposta dei nostri governanti è una risposta repressiva, ed anzi sempre più spesso la repressione è lo strumento di intimidazione e controllo di una società ideologicamente, politicamente ed economicamente alla deriva. Se ciò che ci offrono è di obbedire in silenzio e subire la loro violenza, se per chi si ribella ci sono gli Avvisi Orali, le cariche ai cortei, le perquisizioni e gli arresti, se ogni straniero è un servo potenzialmente pericoloso a cui tocca subire il razzismo di stato e i pestaggi dei suoi sgherri, se gli sfruttatori al potere sono liberi di rubare miliardi mentre ai poveri è negata persino l’elemosina, se per controllarci ci danno telecamere, esercito nelle strade, polizia ad ogni angolo ed intercettazioni, la nostra unica risposta sarà la rivolta.

Fiducia nello Stato non ne abbiamo, ed ancora meno ne abbiamo nei suoi Servi, picchiatori ed assassini stipendiati dai potenti. Oggi dobbiamo imparare a difenderci dal Potere e dalle sue emanazioni, per mettere fine ai suoi soprusi quotidiani.

Solidarietà a Tulla, solidarietà a tutte le vittime dello Stato.

Ribellarsi è giusto!

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