(Ci) Stiamo consumando

Copincolliamo qui un comunicato distribuito durante la notte bianca da degli anonimi predoni mascherati.

5° anniversario quest’anno per la notte bianca.

Anche noi ci sentiamo di festeggiare questo importante avvenimento, ed abbiamo deciso di celebrarlo con un corteo funebre.

L’evento della notte bianca rappresenta l’espressione massima di ciò che le nostre città, piano piano, stanno diventando: il centro pedonale non dovrebbe rappresentare niente più che un grosso centro commerciale, dove la socialità e la socializzazione sono finalizzate solo ad aiutarci a consumare meglio e di più; le periferie dall’altra parte diventano grossi dormitori dove la socialità invece non è neppure contemplata; altrove fabbriche ed uffici.

Un posto dove lavorare e produrre, uno dove dormire e un altro dove spendere, dove consumare. Niente che esca dalla logica del danaro sopravvive, sia esso uno spazio fisico (scuola, piscina o parco che sia, nulla esiste senza sponsorizzazione o privatizzazione), un prodotto (anche senza referendum l’acqua la comperiamo da anni al supermercato) o un evento. Ogni momento della nostra vita, ogni luogo delle nostre città, ogni sforzo è finalizzato alla produzione e al consumo. Un luogo dove spendere il tempo libero, un luogo dove comperare la propria bellezza, un luogo dove acquistare la propria desiderabilità sociale, un luogo dove farsi prestare i soldi per non sentirsi reietti, uno spazio per acquistare lavoro, salute, vacanze, casa o compagnia. Tutto è in vendita, e tutto è monetizzato.

Lavoriamo per consumare, produciamo per distruggere. Sono gli stessi luoghi in cui perdiamo una grandissima parte della nostra esistenza a lavorare per un pugno di soldi che ci permettono di avere tutto ciò. Con la sicurezza che dopo 8 o più ore di lavoro non potremo mai permetterci ciò che le stesse aziende ci spingono a desiderare. Con la sicurezza che dovremo lavorare una vita intera per poterci pagare un tetto sulla testa, qualcosa da mangiar, sperando ci rimangano abbastanza soldi per poterci comperare un poco di libertà. Tutto ciò che riempie le nostre vite e le rende possibili lo abbiamo acquistato: casa, cibo, vestiti – solo per limitarsi alle necessità primarie per una vita dignitosa.

Oggi noi abbiamo quindi deciso di celebrare un corteo funebre, per annunciare la morte delle nostre città, strangolate da chi le considera solo una possibilità di speculazione, una passerella dove poter esibire le merci in vendita; la morte della vita libera, uccisa dai mutui, dal consumismo, dalla necessità di fare economia; la morte delle normali relazioni umane, uccise dal danaro che sovrasta ogni pensiero e momento quotidiano.

Non c’è vita in un mondo pensato e costruito solo attorno all’economia e all’interesse monetario. Banche, gioiellerie, supermercati, agenzie immobiliari hanno ucciso la nostra libertà, la possibilità di determinare le nostre esistenze al di fuori di questa logica.

Siamo convinti che una vita migliore sia possibile, una vita dove i rapporti tra le persone non siano dipendenti dal denaro o dal lavoro salariato, una vita in cui non ci sia bisogno di spendere e ostentare per sentirsi soddisfatti, una vita in cui non si debba pagare ogni singolo momento della giornata, e da cui chi non accetta tutto ciò è escluso ed emarginato.

Sogniamo e pratichiamo una società diversa, in cui non esistano persone al di sopra o al di sotto di altri e in cui i rapporti umani e la solidarietà reciproca prevalgano sul profitto e la libertà su tutto.

I predoni della Notte Nera

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