Quando riqualificazione fa rima con speculazione

Di seguito il testo di un volantino distribuito in questi giorni a Saronno. Nei prossimi mesi sapremo cosa ne vorrebbero fare comune e proprietario dell’area che oggi il TeLOS occupa. Noi comunque siamo qui per restare, a prescindere da tutto.

Qui la versione in pdf da scaricare

Sono anni che la politica cittadina si interroga sulla “riqualificazione” delle aree dismesse cittadine, immense ex aree industriali lasciate all’abbandono da decenni.
Dopo il fallimento del progetto intrapreso da un noto palazzinaro della città in una delle più grosse di queste aree, quella dell’ex CEMSA, a causa del suo arresto per un buco di 80 milioni di euro, con la nuova giunta comunale si è riavviata la discussione, ed almeno due di queste aree (una è quella dell’ex Isotta-Fraschini), sotto sollecitazione dei proprietari che, progetti alla mano, attendono il via libera dal comune, potrebbero nei prossimi anni cambiare il loro aspetto.
L’amministrazione è sicuramente consapevole che queste importanti e vistose operazioni, che andranno a cambiare la faccia ad una consistente fetta della città, saranno molto utili in vista delle prossime elezioni. E’ anche consapevole, però, che dovrà fare i conti con i cittadini, o per lo meno con il proprio elettorato, e non può quindi permettersi di approvare progetti che prevedano solo palazzoni e supermercati.
Bisogna far notare che a Saronno ci sono all’incirca 1300 appartamenti sfitti cui si vanno ad aggiungere un numero imprecisato di aree di piccola-media dimensione che giacciono inutilizzate. La costruzione di edifici nuovi, siano essi a fine abitativo o commerciale, oltre ad essere del tutto inutile, non farebbe altro che aggravare i problemi del territorio legati al traffico, all’inquinamento e in generale alla vivibilità della nostra città.
Entro quest’anno verrà approvato il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio), che potrebbe cambiare la destinazione d’uso di alcune delle aree dismesse e sapremo così che fine faranno i capannoni grigi e vuoti che sorgono sul retro della stazione, che ci ricordano il tempo in cui le fabbriche erano enormi e nei cuori anche delle nostre città. Per le altre zone abbandonate, come ad esempio quella immensa della Cantoni, bisognerà invece probabilmente aspettare ancora qualche decennio. Nel frattempo possono marcire indisturbate.
Un privato che si permette il lusso di mantenere in stato di abbandono aree così grosse è sicuramente più interessato al bene del proprio portafoglio rispetto a quello della città o dei suoi abitanti – non si spiegherebbe altrimenti la situazione attuale delle cose. Non ci interessano quindi gli incontri tra comune e speculatori vari ma, come abbiamo già avuto modo di sostenere in passato, siamo invece dell’idea che le città debbano tornare in mano alle persone che le vivono e non a coloro che hanno i soldi per comprarsele.
Da parte nostra, la destinazione d’uso di queste aree abbandonate l’abbiamo già ideata e praticata: da tre anni ne occupiamo un pezzo, che abbiamo riqualificato con le nostre mani, sistemandolo, colorandolo, riempiendolo con le nostre idee, con numerose iniziative fatte di incontri, musica, videoproiezioni, dibattiti. Abbiamo autogestito in maniera del tutto orizzontale uno spazio che, per anni, per il capitale non è stato di nessun valore e lo abbiamo reso un posto vivo ed attraversato da centinaia di persone, da chi sentiva di condividere con noi la necessità di un altro modo di gestirsi ed organizzarsi, lontani dalle pratiche autoritarie e gerarchiche imposte da questa società. Oggi, chi ha il potere ed i soldi per decidere, cerca di convincerci che invece in questa zona sarebbero più utili palazzi, centri commerciali, uffici, negozi alla moda. Noi non ne siamo convinti, e abbiamo deciso di non badare alle loro parole. Continueremo per la nostra strada, autogestendo lo spazio che da anni occupiamo.
Continueremo invece ad opporci a chi vuole speculare su questo ennesimo pezzo di città, rimanendo indifferenti alle reali necessità di tutta la comunità.

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