VERSO UNA NUOVA LIBERAZIONE

Come tutti gli anni il 25 Aprile per le vie di Saronno sfilerà il corteo celebrativo della giornata della Liberazione, presieduto da sindaco, assessori e ANPI e allietato dalla presenza dei soliti, verdi e razzisti, che si accoderanno fieri e forti della legittimazione che questo sistema democratico conferisce loro.

L’ipocrisia di queste giornate e parate è oggi più che mai sotto gli occhi di tutti. Tra inni d’Italia e tripudi di tricolori tutte le belle facce della politica, locale e nazionale, si affanneranno per mettere in mostra i loro sorrisi di plastica e per sfoderare qualche vuoto discorso alla nazione e alla cittadinanza; ed eccoci pronti anche quest’anno ad un altro giro di valzer. Ma non si può nascondere per troppo tempo ancora la polvere sotto il tappeto e le contraddizioni di questa nostra democrazia del danaro sono pronte ad esplodere. Questi continui appelli all’unità nazionale che vengono proposti, da destra come da sinistra, non sono altro che un tentativo da parte della politica di controllare e gestire il malcontento sociale. Le conseguenze della ristrutturazione economica del capitalismo europeo e mondiale in atto mettono ancora più in mostra quanto le nostre ricche democrazie occidentali non siano altro che strumenti in mano all’alta finanza e al potere bancario che affama e guerreggia in tutto il mondo. Per questo è importante ribadire che non ci sono interessi o beni comuni né valori patri da onorare in un mondo e in una società che si divide ancora tra chi comanda e chi obbedisce, chi guadagna e gode e chi suda e muore di fame.

Oggi sempre più famiglie e persone vengono spinte ai margini dello splendente luccichio dell’opulenza consumistica e, se un manipolo di affaristi e bricconi vari vedono aumentare a dismisura le loro già smisurate ricchezze, dall’altra parte si ingrossano le fila degli emarginati, aumentano le persone che rischiano di perdere la propria casa, aumentano le persone che faticano a pagarsi una vita dignitosa. E mentre una fetta sempre più ampia di persone viene marginalizzata, mentre aumentano i tagli alla spesa sociale, aumentano i disoccupati e gli sfrattati, ecco che la nostra libera democrazia affila le armi del controllo e della repressione: manganelli su chi osa protestare, studenti o lavoratori, anarchici o cittadini che difendono il proprio territorio dalla devastazione ambientale: chi esprime dissenso va criminalizzato, picchiato, incarcerato, reso inoffensivo. Il potere statale, messo in difficoltà da un malcontento crescente e imprevedibile, deve serrare le fila contro un nemico che sempre più chiaramente si rivela essere la popolazione stessa.

Se la nostra società non ha mai smesso di essere intrinsecamente fascista, con la costruzione di lager per immigrati (CIE), lager per poveracci e ribelli (Carceri), con la violenza della sua polizia, l’efferatezza del suo esercito in missioni di colonialismo capitalista, la difesa oltranzista di valori reazionari e discriminatori (Dio, Patria, Famiglia) con leggi contro gli immigrati, gli omosessuali, i poveri, dobbiamo però alzare il livello di guardia quando, come in questo periodo, il potere si sente attaccato dal basso.

Non è lontano nella memoria di molti italiani il periodo in cui lo Stato, grazie alla preziosa mano di qualche infame dalla camicia nera, metteva bombe nelle piazze e sui treni, provocando stragi dei suoi stessi cittadini, per tentare di fermare i movimenti rivoluzionari e di protesta.

Spari nelle strade e torture nelle caserme: se tutto ciò non ha mai smesso di accadere (Beppe Uva è solo uno dei tanti ad averne fatto le spese) la possibilità che nei prossimi anni i casi aumentino non è così remota.
La Grecia ci dimostra come i movimenti reazionari e nazionalisti trovino nuova linfa nei momenti di crisi economica. L’avanzata apparentemente inarrestabile dei neonazisti di Alba Dorata è possibile solo grazie all’appoggio della polizia e dello stato democratico greco, che terrorizza laddove non riesce più a controllare.
E’ il potere economico e statale che ci controlla, ci scheda, ci incarcera, ci picchia, ci affama, ci sfrutta e ci mette gli uni contro gli altri che oggi dobbiamo combattere.

C’è un’altra strada verso una nuova liberazione che dobbiamo ancora percorrere. Dobbiamo liberarci dal controllo dello Stato e dalla violenza delle leggi dell’economia; dobbiamo spogliare i nostri oppressori dalle loro divise, dai loro manganelli, dai loro strumenti di ricatto, siano essi il posto di lavoro, lo stipendio, la necessità di pagarsi una casa o un pasto a fine giornata. Dobbiamo organizzarci per rispondere all’avanzata di questa ennesima ventata liberticida, perché piegarsi oggi ai ricatti e ai “sacrifici” che ci vengono imposti significa scoprire domani di aver svenduto la propria dignità e libertà in nome di una fantomatica unità nazionale che non esiste.

E’ con queste intenzioni che il 25 aprile 2013 saremo nelle strade di Saronno: per ricordare chi anni fa ha combattuto il fascismo e per ribadire che è necessaria una nuova liberazione.

Giovedì 25 aprile – ore 10 Piazza libertà Saronno

Assemblea delle realtà di movimento della provincia di Varese

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