Saronno città aperta … al consumo.

Sabato 13 luglio Saronno sarà nuovamente teatro della Notte Bianca. Voluta fortemente dai commercianti in crisi del centro, sostenuta dall’Amministrazione comunale per portar vanto a Saronno, la Notte Bianca celebrerà ancora una volta la Festa dei Consumi.

Per una sera ci sarà consentito bere in città, nonostante l’ordinanza antibivacco, comprare ed affollare le vie del centro, uscire di casa e vivere Saronno. Alla fine della serata, però, ci toccherà ritornare alle nostre case, a rinchiuderci di nuovo, nell’attesa di nuovi eventi a comando che ci permettano di uscire e incontrarci.

E’ anche attraverso l’organizzazione di questi momenti che si sedimenta l’idea di città che è sempre più funzionale ad esigenze economiche, di puro profitto e di gestione della popolazione e sempre meno vicina alle necessità di chi ci vive.

A Saronno come altrove, il centro è ormai il luogo deputato allo shopping,mentre nel resto della città si distruggono tutti i posti e le situazioni di aggregazione e socialità libere. Si chiudono i parchi o li si trasforma in locali alla moda per qualche mese (come succede ogni estate con il parco della biblioteca: luogo pubblico vissuto solo perchè affittato a privato ). Si riempiono le piazze di telecamere e poliziotti, utili entrambi per creare in chi le frequenta l’impressione di trovarsi in un territorio pericoloso,sorvegliato, straniero, in una situazione di costante emergenza.Inutile dire che queste misure non servono a nulla, là dove non siano anzi le responsabili del peggioramento della sensazione di insicurezza, percepita o reale che sia. Lo svuotarsi delle piazze,delle vie, dei parchi non possono far altro che peggiorare la sicurezza dei pochi che continuano a vivere la città.

La città smette allora di essere nostra, e ci ritroviamo a vivere e pensarci come ospiti quando non come consumatori.

Al contrario, e paradossalmente, le merci occupano gran parte dei luoghi che ci circondano. Esse possono muoversi liberamente, non hanno bisogno di alcun permesso per circolare; anzi, più gli oggetti sono in abbondanza, più è sintomo di prosperità sociale. Non importa se essi siano o meno indispensabili.

E’ evidente quindi come la città sia sempre di più il luogo dove la merce si dà, dovesi incontra con la società che la consuma. Nei luoghi dove abitiamoci è chiesto di essere consumatori o di non essere. Non si tollera aggregazione e socialità se queste non sono inserite in un circolo di profitto. Non puoi bere una birra per strada, puoi solo nei locali; non puoi trovarti nei parchi di notte, da anni incatenati consolidi lucchetti per sventare chissà quali crimini; non puoi trovarti in piazza a chiacchierare sperando di non dover avere a che fare con il ligio carabiniere di paese che ti chiede cosa ci fai in giro; non puoi scrivere su un triste muro grigio ma puoi, se vuoi esprimere un pensiero, pagare per mettere uno striscione pubblicitario su un tetto di qualche alto palazzo della città.

Il decoro è salvo, ci dicono, ma la vita della città muore lentamente tra un cantiere, una telecamera e una piazza vuota.

Oggi le città si possono vivere solo così: o attraversate dal ritmo frenetico dei lavoratori che scalpitano per non fare tardi o dal lento passeggiare in centro nei giorni della chiamata allo shopping.

Se altro non ci è permesso, contrastare apertamente gli eventi come la Notte Bianca è da considerarsi un atto che vada a liberare effettivamente momenti della nostra vita dal controllo e dal consumo.

Bisogna tornare a vivere le strade, le piazze, i parchi della nostra città,ponendo al primo posto le relazioni tra individui, il soddisfacimento dei propri e altrui bisogni, liberandosi dall’opprimente controllo di telecamere, poliziotti e dall’asfissiante giogo del consumo ad ogni costo.

In un momento di crisi della pacificazione sociale cui siamo stati abituati, il possibile intreccio di relazioni orizzontali al di fuori del contesto consumistico potrebbe permettere la rinascita di discussioni, di momenti di incontro potenzialmente fruttuosi, di rapporti non mediati dal denaro.

Resistere e contrastare un sistema che ci vorrebbe consumatori perchè altrimenti non riuscirebbe a sopravvivere, è più che mai urgente.

Liberiamole nostre città, i luoghi dove viviamo, dal controllo della merce,per essere liberi di vivere la vita così come la sogniamo.

Alcuni nemici della merce

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