DUE PAROLE SUL CORTEO DEL 21 DICEMBRE A SARONNO

I fatti
In circa 300 siamo scesi in piazza a Saronno sabato 21 per partecipare al corteo contro le devastazioni ambientali, contro sfratti e sgomberi, per respingere la criminalizzazione di chi lotta contro tutto questo e per liberazione dei nostri compagni Toffo e Giobbe che si trovano tuttora agli arresti domiciliari.
In una città sempre più militarizzata abbiamo sfilato ribadendo attraverso slogan, volantini e interventi i contenuti del corteo e delle lotte che da anni portiamo avanti sul territorio.
Abbiamo espresso la nostra solidarietà agli occupanti della casa di via Don Monza sotto sfratto e senza acqua, tagliata dal Comune di Saronno.

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Oltre a ribadire la necessità per ogni essere umano di una casa e che per questo è giusto occupare le case sfitte, abbiamo cantato la nostra resistenza:

Il nostro sindaco / vorrebbe fare un’altro sgombero / buttarci fuori dal macello ma /resistere insieme si può!

Lui non ci vuole qui/ci toglie l’acqua e manda i vigili/con la questura si organizza ma/resistere insieme si può!

E se ci sgombera / un’altra casa abbiam trovato già / e tutti uniti la si occuperà / resistere insieme si può!

Non ci siamo dimenticati di ricordare che in questi mesi si sta svolgendo presso il Tribunale di Busto (le prime udienze sono state fatte a Saronno) il processo ai solidali con i lavoratori dei magazzini Bennet di Origgio, che nel 2008 hanno lottato, autorganizzandosi, contro le condizioni di lavoro bestiale, al limite della schiavitù. Quella di Origgio è stata la prima lotta vincente nell’ambito della logistica, lotte che in maniera sempre determinata proseguono in tutta Italia.

L’intervento al microfono di un attivista dell’Assemblea Popolare No Elcon insieme alla presenza di numerosi striscioni e cartelloni a tema hanno spiegato come la mobilitazione popolare abbia impedito la realizzazione dell’inceneritore di rifiuto chimico-cancerogeni ad opera della ditta israeliana Elcon. L’attività dell’assemblea continuerà fino alla bonifica totale del polo chimico di Castellanza, che, occupato per decenni dalla ex Montedison, ha inquinato con veleni (arsenico, mercurio) e idrocarburi vari il terreno fino ad arrivare a 60mt di profondità, con il rischio senza una repentina bonifica di inquinare la falda acquifera a circa 200mt di profondità che attualmente fornisce di acqua una popolazione di oltre 300.000 persone.

Abbiamo ribadito che la resistenza qui in provincia di Varese, come in Valsusa, non è reato, che opporsi a chi devasta i territori dove viviamo, a chi ci vuole semplici marionette da guidare quotidianamente tra ufficio, casa e centro commerciale, a chi ci vuole imporre condizioni di vita inaccettabile è fondamentale per vivere una vita degna di essere vissuta.
Abbiamo urlato che rivogliamo subito liberi i nostri compagni, Toffo, Giobbe, Lollo, Mattia, Chiara, Niccolò e Claudio.

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Una riflessione
Facile è colpire un uccello a volo uniforme
B. Gracián

Una riflessione merita il dispositivo messo in atto ricorrentemente ad ogni corteo o presidio che organizziamo a Saronno come in altre città della provincia. La settimana precedente alla manifestazione inizia la canea mediatica, mediante la quale si instilla nella popolazione la paura per la manifestazione, sempre annunciata con scenari apocalittici. Si assiste ad un’opera di demonizzazione, ed è facile spiegarne i motivi: allontanare, dividere, separare.
Il giorno della manifestazione entrano in scena le forze del dis-ordine, che, nel tentativo di impedire ogni rapporto tra chi manifesta e chi affolla le vie saronnesi, invadono la città in forze, creano cordoni e zone rosse, con poliziotti in antisommossa a difesa del nulla, creando però in chi vede sfilare il corteo la spiacevole sensazione di pericolo, come se fosse intenzione di un corteo comunicativo essere una minaccia per chi passeggia.
Il tentativo è sicuramente quello di impedire la diffusione di idee e pratiche pericolose per chi basa la propria esistenza e la propria sopravvivenza sul tacito assenso delle masse.

 

Purtroppo per loro, diversamente da quanto avevano previsto, le persone incontrate prima durante e dopo questo corteo (ma il discorso vale anche per altre manifestazioni, su tutte i due presidi in piazza Libertà a Saronno) hanno dimostrato interesse, leggendo i volantini, ascoltando gli interventi, i cori, venendo loro stessi a chiedere informazioni e spiegazioni.
Vorrebbero farci passare come alieni nelle città in cui viviamo, non accorgendosi che gli alieni sono loro. Ma a scuola, al lavoro, al mercato, in piazza, in stazione… noi ci stiamo ogni giorno. Allora la militarizzazione di una città, in una singola giornata, non appare poi così preoccupante, poiché il giorno dopo, senza la fastidiosa presenza delle forze dell’ordine, in quelle stesse piazze e strade noi continueremo a vivere e lottare.

 

Assemblea delle realtà di movimento della provincia di Varese

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