LE VERGOGNE DEL NOSTRO TEMPO

CPA di Lampedusa, 24 dicembre 2013
«E’ iniziato di prima mattina lo sgombero del CPA (Centro di Prima Accoglienza) di Lampedusa, e in serata è quasi tutto terminato: 169 migranti sono stati trasferiti in altre strutture distribuite tra Milano, Palermo, Roma e Crotone»

CIE di Bari, 25 dicembre 2013
«Calma dopo gli scontri con le forze dell’ordine.
L’azione di protesta era preparata: è stata allagata una sezione e sono state distrutte suppellettili. Tentata una evasione di massa. Una decina di contusi medicati nell’infermeria del centro di identificazione ed espulsione»

CIE di Modena, 29 dicembre 2013
«
Il ministero dell’Interno ha soppresso per sempre la struttura, attiva dal 2002»

CIE di Milano, 29 dicembre 2013
«Chiude il centro, i lavori iniziano l’1 gennaio.
Gli ospiti saranno trasferiti in altri centri. Fra una settimana verrà assegnato l’appalto per la gestione in via provvisoria ai vincitori»

La cronaca nazionale nelle ultime settimane riporta la chiusura, momentanea o definitiva, di diversi CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione, gli ex Centri di Permanenza Temporanea, voluti e creati nel 1998 dal governo di centrosinistra).
Ma cosa sono i CIE? In questi Centri finisce rinchiuso chi, provenendo dalla parte sbagliata del mondo, si trova sprovvisto dei giusti lasciapassare. Sono luoghi in cui i migranti sono messi in attesa del rimpatrio coatto, subendo nel frattempo ogni sorta di umiliazione, obbligati a mangiare cibo pessimo e contrario alla loro religione e, a piacere dei carcerieri, addizionato di pesanti sedativi, completamente in balia di divieti e imposizioni formulate in una lingua che spesso non capiscono. Per chi tenta di ribellarsi, è pronta la prigione, con la prospettiva di una veloce condanna e successiva deportazione.
Sono una delle peggiori vergogne del nostro tempo e dimostrano come i migranti, per lo Stato, non siano altro che merce da gestire, spostare, piazzare sul mercato del lavoro, stipare e all’occorrenza concentrare in appositi centri. Sono quindi dei campi di concentramento per migranti, dei quali c’è bisogno solo come manodopera a bassissimo costo, ottenuta con il ricatto dell’espulsione. Quando poi non servono più, deve essere facile sbarazzarsene.

striscione-fuoco-ai-cie

La situazione nei CIE è sempre stata invivibile. Chi ha avuto occasione di informarsi durante questi anni lo sa già e magari ha visto immagini ben più agghiaccianti del casus belli che ha scatenato l’ultima canea mediatica, cioè la disinfestazione anti-scabbia durante la quale alcuni richiedenti asilo sono stati costretti a spogliarsi davanti agli operatori per essere innaffiati da una soluzione disinfettante. http://www.autistici.org/macerie/?p=29803

La patata bollente, passata di governo in governo negli ultimi anni, comincia finalmente a scottare le mani di molti e, come da copione, ora che il caso è alla ribalta nazionale, tutti se ne lavano le mani. L’imbarazzante frenesia dei politicanti rivela spudoratamente (e la conferma arriva da una lettura delle vicende degli anni passati) la loro piena complicità in questa barbarie di Stato, nei pestaggi, nei ferimenti, negli stupri e anche negli omicidi: perché se un uomo muore dentro un lager, chi quei lager li ha creati, chi li gestisce, chi ci lavora ne è inevitabilmente complice.
http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2013/08/19/news/chiuso_il_cie_di_crotone_devastato_da_una_rivolta_dopo_la_morte_di_un_immigrato-64989177/

Tra gli sfregatori di mani più frenetici troviamo Angelo Chiorazzo, fervente cattolico e presidente della Auxilium che gestisce il CARA di Bari e i CIE di Roma e Caltanissetta. A mezzo stampa si indigna per la gestione del centro di Lampedusa, tralasciando ovviamente di ricordare le rivolte avvenute a metà dicembre proprio nel CIE di Caltanissetta, passate in silenzio sulla stampa, e i ben più noti fatti di Ponte Galeria, il CIE di Roma, dove alcuni dei reclusi sono arrivati a cucirsi la bocca con ago e filo, in segno di protesta. Il diffondersi della lotta, con altri reclusi che si cucirono la bocca e altri che entrarono in sciopero della fame, causò la rottura del silenzio sulle aberranti condizioni di sopravvivenza all’interno del Centro romano: http://www.ondarossa.info/newsredazione/deportati-migranti-ponte-galeria-testimonianza

In questo raccapricciante spettacolo non poteva certo mancare Angelino Alfano, anche lui “indignato”, come tutti in questi giorni. Annuncia che il consorzio Sisifo, ente gestore del CSPA di Lampedusa, verrà buttato fuori a calci nel sedere dall’isola per far spazio alla Croce Rossa, vista l’ «indiscussa capacità e assoluto prestigio internazionale» di quest’ultima. Ma anche qui c’è qualche intoppo, perché alcuni giorno dopo le parole rilasciate da Alfano scoppia l’ennesimo scandalo: alcuni avvocati dei migranti reclusi nei Centri di Milano e Torino, gestiti proprio dalla prestigiosa Croce Rossa, rilasciano un’intervista in cui denunciano le condizioni di sopravvivere dei reclusi, insistendo in particolar modo sull’utilizzo di psicofarmaci somministrati per prevenire le rivolte.

Tutti quelli che hanno in qualche modo le mani in pasta, per scelta politica o per opportunismo economico, non perdono occasione per sventolare al mondo la propria innocenza, spesso puntando il dito contro qualcun altro.
Vorrebbero rifarsi un innocenza, mettendo a tacere 16 anni di lager di Stato.
Non è buona fede, questa. E’ necessità politica.

Se qualche CIE è stato chiuso non è per il repentino buon senso ritrovato dai politici di turno, ma è perché la situazione è diventata incontrollabile: i migranti reclusi protestando, cercando e sperimentando ogni mezzo per comunicare all’esterno la loro inaccettabile situazione, hanno fatto sì che il caso esplodesse. Incendiando intere sezioni si sono opposti in prima persona al proseguire di questa barbarie, ribadendo che luoghi inumani come quelli non possono che essere rasi al suolo, il prima possibile. Il giorno in cui questo accadrà, sarà grazie alla lotta di chi nei CIE è stato rinchiuso nell’indifferenza generale, non certo per la scaltrezza e il calcolo politico di qualche incravattato.

Anarchici e anarchiche

fuococie

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