BANDITI DA SARONNO…la saga continua

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Dal movimentato sgombero nel centro cittadino e l’immediata rioccupazione in via Monte Generoso ad oggi a Saronno è trascorso un mese e mezzo abbondante di relativa tranquillità. Essere dentro ad un Telos occupato da circa due mesi offre spazio a eventuali riflessioni su rapporti di forza, resistenza e massa critica. Come diciamo dallo sgombero del Telos di via Milano, a Saronno un Telos è per noi necessario, e sarà dura che qualcuno ne impedisca la presenza fin tanto che nella nostra zona rimarrà attiva una buona fetta di popolazione giovanile. La pressione questurina tuttavia non si è allentata, e con essa i tentativi, più o meno espliciti, di sotterrare la nostra esperienza.
Questura di Varese: campioni di infamità
Nelle ultime settimane sono stati notificati altri 3 avvii di procedimento per il Foglio Di Via, di cui due già attivi e uno in attesa di convalida (o revoca). In tutto da due anni a ‘sta parte sono 14 i fogli di via con cui la Questura di Varese ha provato a frapporsi tra di noi, tra i nostri rapporti e tra i nostri percorsi. Di questi 14 fogli di via, 3 non sono stati confermati, uno è – come detto – in attesa, e gli altri sono attivi. Già di per sé il foglio di via risulta una misura poliziesca e totalitaria disgustosa, ma in alcuni casi la Questura di Varese si è distinta particolarmente per infamia. Ci teniamo a raccontare un episodio in particolare. Un compagno a cui è stato dato il foglio di via da Saronno abita, come molti altri, in uno dei paesi limitrofi che hanno in Saronno un punto di riferimento imprescindibile: stazione, ospedale, uffici, scuole, impianti sportivi. Oltre ovviamente al naturale desiderio di movimento e ai rapporti personali e affettivi. Nella fattispecie questo compagno ha, come molti altri di noi, alcuni parenti residenti a Saronno, nel suo caso i nonni con i quali per anni ha avuto una frequentazione giornaliera. Questo, oltre a palesare come il foglio di via sia una misura decisamente restrittiva e invadente anche della sfera affettiva, secondo la legislazione sarebbe anche dovuto essere un motivo valido e sufficiente per farlo cadere. Ma la Questura di Varese, memore della figuraccia di qualche mese prima con i tre avvii di procedimento finiti nel nulla, ha deciso di rincarare la dose: ha contattato i nonni del nostro compagno, li ha convocati in Questura e intimidendoli – blaterando del ruolo di capo di loro nipote, della pericolosità sociale dello stesso e altre boiate simili – ha estorto loro una firma in cui attestano che il rapporto con loro nipote è solo anagrafico e non di reale frequentazione e affetto.
Non c’è bisogno di questo estremo per notare la violenza delle misure poliziesche, e non c’è bisogno di questo esempio nemmeno per accorgersi dell’infamità dei servi dello Stato. Lo abbiamo raccontato a distanza di qualche mese per condividere con quante più persone possibile fino a che punto si spingono pur di spezzare i legami che ci uniscono e i percorsi di lotta intrapresi. Proprio questo aspetto è centrale nella nostra scelta collettiva di non rispettare alcun foglio di via. Come abbiamo già detto e ripetuto non sarà la Questura a decidere dove e con chi possiamo stare. In un periodo storico in cui è un pezzo di carta a decidere la sorte di un individuo, se può stare al di qua o al di là di una frontiera, rispedire al mittente la prepotenza sbirresca ci pare davvero il minimo.
La carta è solo carta, la carta brucerà.
Banditi di Saronno

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