La misura è colma!

Ancora una volta si è palesata l’infamia di polizia e giudici torinesi.

Questa volta sono in quattro a finire in carcere, mentre ad altri ed altre nove vengono notificati altrettanti divieti di dimora.

Dall’accanimento repressivo in Val Susa, ai continui arresti o misure cautelari di vario tipo, tese a fermare i compagni e le compagne che si sono spese generosamente in lotte come quella agli sfratti o contro il CIE, la magistratura e la digos torinese si continuano a distinguere. Non solo a Torino, ma in tutta Italia, infatti anche la recente operazione “Scripta Manent”, che ha portato in carcere 8 anarchici e anarchiche, è stata coordinata dalla Procura torinese.

Palese è sia un accanimento specifico, volto a spezzare una realtà che ha dato prova di saper lottare in modo lucido ed efficace, sia un carattere sperimentale nei tentativi repressivi.

Lo stillicidio continuo di cautelari “blande” (che comunque non lo sono di fatto), come divieti e obblighi di dimora, da un lato ha tentato di mettere in difficoltà, dall’altro, però, ha fatto emergere una volontà di rifiuto da parte dei compagni e delle compagne, stufi di incassare, di rispettare i dettami questurini: le tensioni sono troppo intense e i legami col territorio troppo forti per anche solo prendersi una pausa o allontanarsi di qualche chilometro.

Ad essere minata alla base è la possibilità stessa di portar avanti alcune pratiche, anche le più semplici, indispensabili in qualsiasi percorso che voglia combattere i programmi di governanti e padroni.

L’esempio torinese ha dato la forza anche in altre città per provare a violare queste misure.

Non arretrare di un passo vuol dire esporsi e mettere in conto repressioni più acute, ma con coraggio portare avanti le proprie lotte, senza compromessi. Costringendo il Potere a smascherarsi.

I “nove banditi” hanno preannunciato che non rispetteranno l’ordine della Procura, mentre la solidarietà agli arrestati e all’arrestata è già stata forte.

La solidarietà è un arma se diventa anche complicità e, allora oltre al sostegno che possiamo dare da lontano, agiamo nei nostri territori, raccogliamo quell’esempio che ha portato a violare divieti e arresti domiciliari nei casi di repressione maggiore, semplici fogli di via in altri casi.

Trasformiamolo in rabbia contro chi tenta di arrestare le lotte, in solidarietà verso chi lotta.

Complici e solidali ai torinesi, viaggeremo sempre in direzione ostinata e contraria!

TeLOS

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