QUI CHI NON TERRORIZZA, SI AMMALA DI TERRORE

1 a 0, 1 a 1. 2 a 1, 3 a 1…

Una piazza nervosa, la Juve sta perdendo.

Forse un petardo, una transenna caduta male, un grido, un gesto, un pensiero.

L’interesse verso il come, a fronte di un nulla, è subito scemato.

Qualcuno ha urlato andiamo al bar, qualcuno ha sentito Allahu akbar.

Questa è la versione più divertente che è girata finora, per sdrammatizzare.

Qualcuno, forse tutti, hanno cercato di spostare il perché; di individuare un capro espiatorio, un colpevole ci deve pur essere.

Di fatto senza interrogarsi, osservare, capire, una buona parte della piazza ha iniziato a scappare, senza sapere dove.

Immaginate decine di migliaia di persone che si muovono in preda al panico contemporaneamente:

si inciampa, si cade, ci si calpesta, si sviene, attacchi di panico, ci si perde.

Più di mille feriti, alcuni gravi, genitori che perdono i figli, una bambina in coma, una ragazza morta.

Testimonianze di persone che sono scappate per due km per poi perdersi nella loro città, e magari in quel momento chiedersi, ma perché sto scappando? Cosa è successo?

Un tragicomico perdersi per ritrovarsi.

Bruxelles, Parigi, Londra, Berlino, Cannes, Manchester. Gli attentati degli ultimi tempi in giro per l’Europa hanno mostrato le conseguenze fisiche e immediate sulle persone vittime degli stessi.

Fa rabbia vedere che la maggior parte dei morti causati dalle guerre sono sempre i civili, quelli che con la guerra hanno meno a che fare.

(si pensi che in Iraq nel solo 2015 ci sono stati 15000 morti civili e circa 30000 feriti, in Siria a seconda delle fonti i morti civili dal 2011 si aggirano fra i 100 e i 200.000)

Che la guerra, sia contro le dittature, il terrorismo o l’imperialismo occidentale sia gioco di potere sulla testa dei poveri non è cosa nuova, che ora se ne vedano gli effetti anche negli stati che le esportano e ne fomentano le cause e non solo dove si combattono è qualcosa a cui non si è abituati.

Questo ci porta a vivere un periodo in cui siamo costantemente educati ad avere paura, avere il terrore di un’idea o meglio l’idea del terrore radicata in testa:

I media ci bombardano quotidianamente da notizie di violenza pubblica e privata, paventando ogni giorno la possibile minaccia di un attacco terroristico individuando in un noi comune le potenziali vittime.

Lo Stato da parte sua, sfrutta questa induzione alla paranoia e alla paura per far sentire la gente in una perenne condizione di insicurezza, bisognosa dell’intervento e della costante supervisione di un Governo forte, unico apparato capace di difenderla e di tenerla lontana da pericoli di ogni sorta.

Da qui l’acuirsi di mezzi e dispositivi di controllo, dalle telecamere, all’uso di forze militari all’interno delle città, alle retate nei confronti di persone migranti, alle famose disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città del Decreto Minniti (DL 20 febbraio 2017, n°14).

All’indomani dei fatti di Torino il ministro Minniti ha vagliato ordinanze speciali per bloccare qualunque tipo di festival estivo che non rispondesse a criteri molto rigidi nel binomio sicurezza-controllo:

nel distinguo di ruoli e responsabilità, i comuni dovranno valutare la capienza delle aree delle manifestazioni, individuare gli spazi di soccorso, emettere i provvedimenti di divieto di vendita di alcolici e di bevande in vetro e lattine, [] Gli organizzatori dovranno regolare e monitorare gli accessi con sistemi di rilevazione numerica [] In questa fase la polizia sarà di ausilio. La prefettura dovrà esercitare il suo ruolo di controllo e supervisione mediante sopralluoghi per una scrupolosa verifica della sussistenza dei previsti dispositivi di safety e l’individuazione delle cosiddette vulnerabilità. [] le forze dell’ordine dovranno mappare la videosorveglianza al fine di collegarla con la sala operativa, svolgere una intensa attività di prevenzione sul territorio e perquisire persone che possono portare all’interno della manifestazione armi o oggetti pericolosi. Infine, dopo l’attentato a Nizza, dovrà essere allestito un blocco del traffico per evitare l’ingresso di veicoli.”

Una conseguenza che sembra diretta è la volontà di scoraggiare le persone a vivere serenamente la socialità.

Nella società della passività nella delega, dove è sempre più difficile costruire dei legami di fiducia e dove ogni relazione umana sembra fermarsi a banali rapporti di circostanza, la fuga di migliaia di persone, che invece di sentirsi forti numericamente e unite si ritrovano disgregate e impaurite, sembra ormai essere la scelta più comprensibile.

Anche il sindaco di Milano ha colto la palla al balzo per emanare ordinanze contro i venditori ambulanti di birre in Darsena, multe per chi porta bottiglie di vetro, limitazioni sugli orari di vendita degli alcolici e forse altro.

A Saronno invece una grottesca polizia locale parla di misure antiterrorismo e blinda la piazza alla festa della radio locale, aiutando ancora una volta lo spettro Paura a entrare nella testa della gente.

E il “giornale” locale subito a calcare la mano sulla parola terrorismo.

Storicamente il concetto di terrorismo è legato allo stato, alla volontà di controllo repressivo della popolazione ai fini del mantenimento dello status quo.

Forse per non ammalarci di terrore dovremmo iniziare a porci il dubbio che il problema potrebbero essere gli stati, esportatori di guerre e creatori di miseria, e non il diverso, perché sospetto.

Forse una risposta, seppur parziale, potrebbe essere quella di non accettare queste dinamiche, di viversi le strade e le piazze il più possibile, costruire dei rapporti di solidarietà e complicità che ci rendano sicuri nelle nostre relazioni;

O almeno di ricominciare ad aprire gli occhi, guardarsi intorno, guardarsi negli occhi, sforzarsi di capire cosa succede invece di assecondare le paure che qualcuno vuole nelle nostre teste, iniziando a correre alla cieca. Andando a sbattere, facendosi male.

Torino, la partita è finita 4-1 per il Real, che ha vinto la Champions. La Juve ha fatto comunque più incassi per questa partita, 109 milioni di euro. Alla Juve della piazza gremita per lei e dei mille feriti non frega niente. Forse neanche del titolo. Tanto in termini economici la vittoria era in tasca prima della partita. I ricchi si sono arricchiti.

Molta gente il risultato l’ha saputo quando ormai lontana dalla piazza ha riacceso la testa, ops, il cellulare.

Imparare a diventare umani è la sola radicalità.

R. Vaneigem

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