12 DICEMBRE, OGGI

Testo distribuito a Saronno il 12 dicembre.

OGGI COME IERI: SAPPIAMO CHI È STATO

“Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo”
Quarantotto anni fa, il 12 dicembre del ‘69, scoppiavano diverse bombe tra Roma e Milano. La più grave quella in piazza Fontana a Milano: 17 morti e 87 feriti.
Che di questo episodio, come di tanti altri, si sia annacquata, se non persa, la memoria è dovuto innanzitutto alla distorsione del passato operata dallo Stato volta a riscrivere la Storia, per meglio controllare il presente. Falsità e propaganda strombazzati verso ogni dove, fondamenta del mondo per come è oggi.
Ma è fortunatamente idea diffusa che questo in cui viviamo non sia il migliore dei mondi possibili, e, allora, anche nel guardare indietro è necessaria una chiave di lettura idonea per decifrare ciò che è stato.

Bombe sangue e capitale
In momenti di forti tensioni sociali lo Stato democratico ha bisogno di una spinta, di sospendere momentaneamente il bon ton, accantonare la carota e prendere in mano il bastone. La strage di piazza Fontana e la successiva morte di Pinelli, defenestrato dalla finestra della Questura, si inseriscono in un contesto di grande subbuglio, alle spalle il maggio del ‘68 e l’autunno caldo del ’69, con una ricomposizione e una predisposizione alla lotta di una significativa fetta della gioventù metropolitana. La strage quindi, come mezzo per tentare di rompere un legame. L’estrema destra, al solito, come manovalanza a difesa dell’ordine costituito. La stampa e la propaganda di Stato per annacquare e trasformare ciò che è accaduto.

Tempi moderni
Oggi lo Stato non ha interesse a mostrare sangue e morte. Ciò non significa che non ne sia responsabile.
In un occidente pacificato e reso omogeneo, almeno in superficie, dinamiche simili vengono pianificate e scientemente applicate in quelle zone di mondo dove la vita degli esseri umani è barattabile per qualche dollaro di sfruttamento in più.
Per usare delle parole che condividiamo appieno:
“Ciò che accade al largo delle coste e all’interno del territorio libico è davvero rappresentativo dei tempi ignobili in cui viviamo.
Con lo spudorato pretesto della lotta ai trafficanti di uomini, lo Stato italiano sta lautamente finanziando signori della guerra, guardie e milizie (quello che si definisce maldestramente “governo libico”) per il controllo e l’internamento di massa dei poveri in fuga. Pattugliamenti e respingimenti sulle coste del Mediterraneo, detenzione nei campi di concentramento libici di circa seicentomila persone, costruzione di un muro nel deserto lungo il confine con il Niger, il Ciad e il Mali. Le stesse milizie che si sono arricchite per mesi con i viaggi della disperazione, ora sono pagate per impedirli. Sono le stesse milizie a cui l’ENI delega la difesa armata dei propri pozzi. Nei trentaquattro campi di concentramento (di cui ventiquattro nel territorio controllato dagli alleati dell’Italia) si praticano quotidianamente torture, violenze, stupri. L’importante è che la merce umana non richiesta non venga a turbare i sogni di ordine e sicurezza in Italia e in Europa. Il resto non è affar nostro, giusto? D’altronde, con la Turchia di Erdogan non si sono stipulati gli stessi accordi?
Nel grande caos seguìto ai bombardamenti della Nato del 2011 (proprio quando stavano scadendo le concessioni petrolifere alle potenze occidentali), i governi di Italia, Francia e Inghilterra hanno cercato di farsi le scarpe a vicenda rinegoziando con le bombe e con i soldi la propria influenza nell’area. Lo Stato italiano, di cui Gheddafi è sempre stato un ottimo alleato, non poteva certo perdere il proprio potere sull’ex colonia. La “ricostruzione” che i democratici annunciano ora in Libia in cambio dei muri anti-immigrati, è la continuazione di ciò che le loro bombe hanno cominciato. Le varie signorie libiche usano l’arma dei migranti da lasciar partire per contendersi i soldi e la legittimazione internazionali. Ciò che ogni potenza riconosce come “governo” è solo la banda di assassini più spietata e più affidabile.
Così come la partecipazione alla guerra è stata spinta all’epoca dal sinistro Napolitano, è uno sbirro del partito democratico come Minniti a pavoneggiarsi di aver ridotti gli sbarchi. L’ENI intanto ha aperto altri nove giacimenti petroliferi nei circa trentamila chilometri quadrati di territorio libico su cui governa.
Altre aziende italiane sono pronte, con armi e bagagli.
Si militarizzano le città in nome del cosiddetto “antiterrorismo”, poi si pagano le milizie jihadiste libiche per i propri interessi. Si ciancia di “diritti democratici”, ma l’unico “diritto” che hanno milioni di poveri è quello di crepare. Non si scomoda più la nozione di “razze inferiori”, ma il risultato è lo stesso.
Mentre tanti nostri simili sprofondano nel terrore, attaccare i signori dello sfruttamento e della guerra è il solo modo per non sprofondare in una disumana indifferenza.
Se non lo avete capito, si parla anche di noi.”
(Tratto da “Gli aguzzini del mare e del deserto”, http://abbatterelefrontiere.blogspot.it/)

TeLOS

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