Sullo sgombero

Volantino distribuito durante il corteo serale dopo lo sgombero di giovedì 24 maggio:

Altro TeLOS, altro sgombero.
Altro sgombero, altro TeLOS

“Rischiare libertà strada per strada
scordarsi le rotaie verso casa”
De Andrè

Questa storia inizia con una villetta vuota da almeno 15 anni e dopo cinque giorni intensi, chissà per quanto ancora rimarrà desolata e grigia, quasi a voler cancellare le idee che l’hanno attraversata.
L’avrete visto anche voi affacciandovi alle finestre o passeggiando per queste vie: alle 8.30 le strade brulicavano di poliziotti in borghese, polizia e carabinieri. Uno scenario d’assedio in cui non mancano né pompieri che accettano di guadagnarsi il pane buttando fuori di casa la gente né l’ordine impartito al proprietario di un bar di chiudere immediatamente il locale.
Scorriamo veloci sulla cronaca dei fatti tipici di ogni sgombero, consapevoli che dopo averne vissuti e raccontati 19, per oggi la misera diretta dei media v’abbia tediato abbastanza…
In breve: la DIGOS entra nel posto sfondando la porta, uno dei nostri sale sul tetto convinto di resistere ad oltranza, ma a cui i pompieri sfilano letteralmente le tegole da sotto i piedi; un tam tam di chiamate, un gruppo di solidali accorrono e si fan posto tra i curiosi. Cori e rabbia ma anche tempo e voglia di condividere il proprio vissuto con chi vive il quartiere.
Un quartiere che si è dimostrato aperto a conoscere e scoprire chi siamo, cosa facciamo e perché lo facciamo. Forse qualcuno in questi giorni ci ha ascoltato, ha capito che non si tratta soltanto di entrare in uno stabile abbandonato, sistemarlo, barricarlo, colorarne i muri e appendere qualche striscione sui balconi: quel che tentiamo di fare è sperimentare un modo altro di vivere.
Vogliamo creare un spazio in cui abbattere ogni autorità, dove ogni decisione è condivisa da tutti e tutte, a prescindere da genere, etnia, orientamento sessuale.
Questo è il perché siamo stati sgomberati: non soltanto perché la legalità deve essere ripristinata e la proprietà privata difesa, ma perché spaventa il fatto che ci si possa organizzare in questi termini, mettendo in discussione ogni aspetto di questa società che opprime, sfrutta e devasta.
Cogliamo l’occasione per dire che siamo stufi della polizia: ogni giorno le strade di tutte le città sono infestate da uomini e donne in divisa che, con la scusa della sicurezza, controllano ognuno di noi. Quelli che invece vediamo sono uomini e donne che, ebbri di potere, sfrattano intere famiglie, picchiano e ammazzano, stuprano, arrestano, rastrellano chi è senza documenti e lo chiudono in una cella. E quotidianamente provano a soffocare ogni tentativo di resistenza a questo mondo. Non abbiamo bisogno della polizia, delle nostre vite decidiamo noi.
Torneremo. Prenderemo un altro TeLOS e continueremo a farlo finché avremo voglia di rischiare libertà, strada per strada, tetto per tetto.

TeLOS

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