NOSTRA LA RABBIA, NOSTRO L’AMORE

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7 febbraio 2019: una di quelle date che non scorderemo.

Due compagne e quattro compagni sono stati arrestati con l’accusa di associazione sovversiva (la settima compagna, sulla quale pende il mandato d’arresto, è ancora uccel di bosco); questo perché ritenuti responsabili della stesura di un interessante opuscolo che analizzava il funzionamento dei C.P.R. e ne indicava i responsabili e complici) e accusati di alcuni attacchi contro i C.P.R. o i responsabili delle deportazioni delle persone senza documenti.

Negli anni sono state varie le lotte contro questi centri, la più intensa condotta dagli stessi detenuti che ha visto andare letteralmente in fiamme questi spazi e la conseguente chiusura della maggior parte di essi.

Da fuori queste lotte sono state sostenute con ogni mezzo necessario, e con una idea chiara di cosa vuol dire lottare per la libertà.

I giornali e la politica stanno dipingendo persone che dedicano la propria vita a lottare attivamente con anima e corpo contro le ingiustizie di questo sistema come dei mostri che praticano violenza indiscriminata e priva di senso. La polizia priva della libertà le persone che la libertà la ricercano, per sé e per gli altri, in tutti gli aspetti della propria esistenza.

Non è nulla di nuovo, non sorprende.

Viviamo in un mondo fatto di violenze, sbirri, galere, sfruttamento, discriminazioni, frontiere, deportazioni e guerre. Chi governa e ci guadagna in termini economici ha tutto l’interesse che le cose rimangano così come sono, o che peggiorino ulteriormente inasprendo leggi, alzando tasse, costruendo sempre più muri e producendo sempre più armi.
È dunque ovvio che l’ascia del boia cada sulle teste di chi invece questo mondo vorrebbe ribaltarlo da cima a fondo e decide di lottare, ogni giorno, con determinazione, coraggio e intelligenza.

E così nelle città la vita si fa sempre più difficile; nei mari, alle frontiere e nelle guerre muoiono migliaia di persone, i fascisti si fanno sempre più spazio e sbirri e telecamere riempiono le strade.

I quartieri e con essi la vita delle persone vengono svenduti in nome di una gestione più redditizia della città, un delinearsi strategico degli spazi e dei tempi del capitale che non lascia alcuno spazio di libertà. E così vengono spazzati via gli ultimi luoghi di resistenza.
E così, insieme agli arresti, il 7 febbraio 2019 inizia lo sgombero dell’Asilo occupato di via Alessandria.
Per tutto questo proviamo una rabbia così intensa che si stringono, fino in fondo, tutte le viscere. Ma è tanto anche l’amore che ci anima.
Amore per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme ai nostri compagni arrestati, amore per tutto quello che l’Asilo ha significato per molti e molte di noi. Tra quelle mura abbiamo stretto legami forti e vissuto momenti intensi tra iniziative e assemblee, cene, risate e difficoltà.
Amore per la libertà che, ne siamo consapevoli, si conquista lottando insieme, metro per metro.
Ci hanno tolto uno spazio e sei compagni. Succederà ancora, a Torino e altrove. Ma la rabbia e l’amore che abbiamo condiviso in questi anni, ancora una volta nei giorni appena trascorsi e che, ne siamo certi e felici, condivideremo ancora, quelli no, non ce li toglieranno mai.
Per scrivere alle persone in carcere:
Rizzo Antonio, Salvato Lorenzo, Ruggeri Silvia, Volpacchio Giada, Blasi Niccolò, De Salvatore Giuseppe presso C.C. Lorusso e Cutugno via Maria Adelaide Aglietta, 35, 10149 Torino TO
Per contribuire alla copertura delle spese legali, inviare un benefit al conto intestato a Giulia Merlini e Pisano Marco IBAN IT61Y0347501605CC0011856712 ABI 03475 CAB 01605 BIC INGBITD1

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