8/6 // SARONNO // PRESIDIO IN SOLIDARIETÁ A SILVIA E ANNA IN SCIOPERO DELLA FAME

Silvia ed Anna hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza dal 29 Maggio; hanno deciso di usare questo strumento di lotta perchè non sono intenzionate a tollerare ulteriormente il regime di AS2 che stanno scontando nel carcere a L’Aquila.
In questo carcere è presente il regime detentivo del 41 bis: un regime particolarmente duro e punitivo che prevede svariate restrizioni, come la censura della posta, l’isolamento, un numero molto limitato di colloqui con i parenti.
Silvia e Anna, pur non dovendo scontare tale regime detentivo, stanno subendo un trattamento analogo: censura e controllo della posta in entrata e uscita, possibilità di avere solo 4 libri e 7 capi di vestiario a testa, perquisizioni corporali continue e ore d’aria esigue, socialità quasi nulla, controllo di ogni oggetto che entri ed esca dalla cella.
Come se non bastasse è loro negata la possibilità di presenziare ai processi, che possono seguire solo in videoconferenza, avendo dunque negate le relazioni dirette con gli avvocati, nonchè la possibilità di salutare le persone che stanno loro vicine.
Una vera e propria tortura bianca pensata per annullare gli individui che lo subiscono e spaventare all’estrerno chi prova a lottare contro lo Stato.
Silvia, è accusata di un’ azione diretta nei confronti di Poaste Italiane, all’epoca responsabile delle deportazioni nei paesi d’origine delle persone migranti.
Anna invece è inclusa in un operazione repressiva chiamata Scripta Manent che vede coinvolti una serie di anarchici e si basa su un fantomatico legame fra degli scritti che incitano alla ribellione contro lo Stato ed alcuni episodi di attacco a strutture dello Stato.
Ancora una volta, e con mezzi sempre più subdoli, lo Stato imprigiona e tortura. Sfrutta ogni possibilità per cercare distruggere le persone, emotivamente e fisicamente, e tenerle isolate dentro le mura delle sue prigioni, mentre spaventa chi fuori continua a lottare, scegliendo pratiche che vanno oltre la pacifica, autorizzata e “socialmente accettabile” manifestazione del dissenso.
Siamo consapevoli che questa condizione viaggia in parallelo con la continua campagna di demonizzazione di qualsiasi tipo di ribellione nei confronti dello Stato .
É un’abile narrazione quella di istituzioni e media, che negli anni, a prescindere dall’orientamento politico dei governanti e in modo complementare alle continue legislazioni liberticide, spinge a una visione del mondo e della società tale per cui l’unica forma di dissenso possibile da praticare sia quella pubblica e pacifica.
Così, negli anni, con sempre più leggerezza si affibiano nei confronti di persone che hanno deciso di lottare per la libertà, propria e altrui, accuse di terrorismo e fantasiose associazioni a delinquere.
Accuse che sempre più spesso portano in carcere persone che lottano contro le ingiustizie che migliaia di persone, in ogni parte del mondo, subiscono ogni giorno per mano dello Stato e di tutte le sue strutture: economiche, legislative, repressive, sociali.
Cos’è il bancomat di chi specula sulle deportazioni dei migranti che va in frantumi, rispetto al rischio di morte che queste persone ritroveranno nei paesi da cui scappano?
Cos’è una minaccia ad un politico che specula sulle spalle delle persone, rispetto alla sofferenza e alla miseria che le sue decisoni comportano?
Cos’è un danneggiamento alle sedi dei partiti che incitano alla chiusura dei porti, rispetto alle migliaia di morti in mare?
Non basterebbe un libro per elencare le contraddizioni lampanti che vediamo nel modo che ci circonda.
Ma pensiamo che basti un piccolo sforzo per rendersi conto della distorsione narrativa alla quale siamo continuamente sottoposti, e che sia possibile, con ogni mezzo, provare a mettercisi di traverso.
Restituire alle parole e alle azioni I loro significati è qualcosa che possiamo fare tutti.
Non ci interessa capire se Silvia ed Anna siano colpevoli o innocenti. Non siamo sbirri, nè inquisitori e siamo convinti che i concetti di giusto e sbagliato siano qualcosa di molto lontano dai concetti di legale e illegale.
Pensiamo che lottare ponendo la propria ed altrui libertà al di sopra di ogni cosa sia giusto, e per questo siamo profondamente vicini alle nostre compagne, che anche ora da dentro quelle mura ce lo stanno dimostrando, riuscendo a trasmetterci forza, rischiando la loro stessa vita pur di non cedere di fronte a chi vuole ucciderci nel silenzio.
Proviamo ad essere forti e coraggiosi tutti insieme, non dimentichiamo mai di credere che un mondo diverso è davvero possibile: l’abbiamo immaginato talmente forte in tante occasioni (in Val Susa, nel corso delle lotte contro gli sfratti, nei nostri due spazi occupati e vissuti contemporaneamente per più di un anno in un buco di provincia come Saronno, sostenendo le rivolte dei reclusi nei CPR, cacciando i fascisti dalle nostre città, nel muoversi col buio della notte…e sono solo alcuni esempi) che quasi ci è sembrato di respirare davvero.
Il mondo che vorremmo non sarà facile guadagnarcelo, ma se ci crediamo non smetterà mai di essere una possibilità.
Per supportare Silvia e Anna hanno intrapreso lo sciopero della fame anche Stecco, Ghespe, Leo, Alfredo e Marco, attualmente detenuti in altre carceri in giro per l’Italia.
Un grosso abbraccio complice a tutti voi!
TUTTE E TUTTI LIBERI!
SABATO 8/6 SAREMO IN PIAZZA A SARONNO, PER ESPRIMERE LA NOSTRA SOLIDARIETà ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI IN SCIOPERO DELLA FAME.
DALLE ORE 15 IN PIAZZA VOLONTARI DEL SANGUE
presidio silvia

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