12 febbraio 2019

Polentata // Cena teppista

51368870_2259200631019306_4266597301843132416_nSempre cucina popolare di alta qualità, con i vostri chef preferiti, ma questa volta sarà la Polenta taragna ad allietarvi la serata.. e gli stomaci!

Prenotate alla mail circolodellateppa@hotmail.com entro il 19, vi aspettiamo.

20 dicembre 2018

24 dic – TRASH NIGHT

48379562_10156325948599580_1962523608701992960_o

✇ 24 dicembre 2018 ✇
☲ AS USUAL… TRASH PARTY A SARONNO! ☲

La location la saprete il giorno stesso
Dalle 22:30 si beve e si balla
Porta la presa bene e lascia a casa il panettone

Consolle in allestimento, per il momento:
DJ CAMPARINO – sobrietà al potere

30 ottobre 2018

Sulla possibilità di aver dimenticato come respirare

Ci sono alcuni aspetti dell’essere umano che sono imprescindibili. Alcuni sono fisiologici, come mangiare, bere o respirare, altri non sono direttamente collegati alla mera sopravvivenza. Il relazionarsi, la possibilità di potersi esprimere o l’appagamento dei sensi possono sembrare aspetti secondari, ma una vita passata a soddisfare i soli bisogni primari col tempo diventa monotona, se non addirittura insopportabile. È innegabile il fatto che vivendo in occidente, in Europa, ci troviamo nelle condizioni privilegiate in cui i nostri bisogni primari vengono pienamente ed abbondantemente soddisfatti, ma, per quanto riguarda il resto, la situazione cambia.

Se per tutti è chiaro come respirare, relazionarsi o esprimersi può non esserlo, perché spesso le condizioni in cui viviamo o i posti in cui stiamo fisicamente possono non permetterci di ottenere quello che vogliamo. Per questo superare gli ostacoli nella creazione di spazi o situazioni in cui l’esprimersi ed il relazionarsi risultano di nostro gradimento è diventato di vitale importanza. Di sicuro è complicato, sopratutto nel momento in cui quello che vuoi esprimere è dissenso e rabbia verso quello che ti circonda e le uniche relazioni che vuoi instaurare vorrebbero essere prive di catene gerarchiche ed autoritarie. In quest’ottica occupare un posto e dichiarare le proprie intenzioni è stato per anni un metodo anche piuttosto efficace. Ma tutto cambia, niente rimane immutabile o cristallizzato quando viene attraversato dal tempo e nell’ultimo periodo abbiamo iniziato ad accorgerci che questa cosa sta iniziando ad avere un prezzo. Stiamo perdendo terreno ogni giorno, ogni ora. L’autocritica spesso e volentieri è mancata e abbiamo dato per troppo tempo per scontato cose che altre persone avevano ottenuto davvero lottando e mettendoci ogni fibra del loro essere.

Stiamo perdendo la pratica dell’occupazione!

È iniziata una aperta campagna contro questa maniera di “sfangarsi” la vita: i discorsi di Salvini ed altri politicanti sono davvero chiari, ma da quella monnezza non ci si poteva aspettare altro. Hanno da sempre dichiarato guerra ai posti occupati, quelle che sono cambiate sono le condizioni in cui questa viene portata avanti. Ed è da qui che possiamo ricominciare a ragionare.

Molte volte diciamo che dobbiamo riappropriarci delle nostre vite, ma il prezzo da pagare forse ci è sembrato troppo salato. Ora ci troviamo nella condizione in cui ci stiamo rendendo conto che questo prezzo era caro solo perché eravamo troppo adagiati sugli allori. Perdere la pratica dell’occupazione non solo significa perdere la possibilità individuale di fare un certo tipo di vita, significa perdere anche le condizioni materiali per accrescere le nostre possibilità.

Un individuo può aumentare la sua capacità di essere incisivo nella realtà trovandosi in un gruppo e questi gruppi dove possono esprimersi al meglio, se non in un posto liberato? Oltre a questo, l’occupazione è un’azione di riappropriazione assolutamente praticabile anche da persone che hanno solo la stretta necessità di abitare, con cui magari iniziare a dialogare. Perdere la pratica dell’occupazione sarà l’errore più grande del nostro tempo ed innescherà una serie di reazioni a catena, liberticide e inarrestabili.

Per questo bisogna solidarizzare con ogni spazio occupato che sentiamo vicino. Ma con una solidarietà concreta, mettendoci in gioco in prima persona. Non basta esprimerla solo su blog e siti internet, le parole hanno valore solo se hanno riscontro nella realtà.

Ad oggi molti spazi occupati sono sotto sgombero e varie realtà non riescono più ad occupare: stringiamoci a loro e ricominciamo a tessere relazioni concrete, andiamoci a vivere e a sperimentare, non dimentichiamoci di respirare.

Domani sera ci sarebbe dovuto essere un concerto in un posto occupato per l’occasione, in uno dei tanti luoghi di Saronno che aspettano solo di essere presi e vissuti. Abbiamo deciso di spostare la serata, di portarla dove pensiamo che adesso sia importante esserci.

Domani saremo a Milano, in via Litta Modignani 66.

Ci vediamo in Villa.

TeLOS
Villa Occupata

16 ottobre 2018

HALLOWEEN NIGHT

halloweenWEBL

HALLLOWEEN NIGHT
SARONNODalle 21:00
//MINORANZA DI UNO
//NO CHAPPY? BOURGEOIS!
//CHORA
//MESECINA
//EVIL COSBY
//GREENTHUMB
//COYPUS

A seguire…
TRASH ALL NIGHT!

NO NAZI
NO SPIE
SI PRESABBENE

BENEFIT PRIGIONIERI/E Op. Scripta Manent

20 settembre 2018

Sulla mia pelle – 27/9 ore 21 – piazza dei mercanti

42090703_10156142409009580_6090826734595211264_n

 

29 agosto 2018

sab 8 set / ACQUE SCURE #5

A C Q U E S C U R E A C C A C C Ì # 5

Acque scure - web

Sabato 8 settembre – Saronno

◾⬛ dalle 21 concerto hc con:

BUIO OMEGA
Edoardo e i Secoli Morti
Losers Parade
❌ Labile
La Macabra Moka

◾⬛ a seguire incontenibile trash night con:

❌ CONTE UZZOLINO DJ
DJ Mavelas Favelas

_________________________________

Info location il giorno stesso sull’evento, sulla pagina fb “TeLOS” e sul blog: collafenice.wordpress.com

10 luglio 2018

Difendiamoci dalla polizia.

10 luglio 2018

Morte ae guardie Night // TeLOS Ovunque

6 giugno 2018

venerdì 15 giugno: Presentazione de “La Critica Radicale in Italia. Ludd 1967-1970.”

Presentazione de “La Critica Radicale in Italia. Ludd 1967-1970.”
A cura di Leonardo Lippolis e Paolo Ranieri; Ed. Nautilus.

“Un grande sconvolgimento attraversa la società italiana alla fine degli anni Sessanta. Il recente, tumultuoso sviluppo economico non era stato accompagnato da un aggiornamento politico e sociale proporzionato. Questo ritardo della situazione nazionale condurrà il movimento a prolungarsi testardamente per tutto il decennio successivo laddove, negli altri paesi, i movimenti paralleli si erano già lasciati acquietare, assimilare e addomesticare.
I mutamenti della politica, del costume, della cultura, furono molti e profondi, anche se, a prima vista, gli insorti appaiono oggi sconfitti e brutalmente ricondotti all’obbedienza.
In continua dialettica con gli eventi pubblici, mutamenti non meno significativi si produssero nel pensiero di quel movimento, nella sua riflessione, nella sua coscienza, nella sua teoria, nella sua critica.
In particolare, un minuscolo nocciolo di riflessione e di analisi, affermatosi in contemporanea con la discesa del movimento nelle strade, è andato crescendo, articolandosi e perfezionandosi, finendo per rimanere alla fine padrone del campo. Tante tesi che apparivano eretiche da principio, sono oggi patrimonio comune di tutti coloro che si sollevano contro la sopravvivenza consentita.”

WhatsApp Image 2018-06-06 at 16.23.02

6 giugno 2018

Giovedì 14 giugno : incontro con OLGa sul carcere alla Casa del Partigiano

IL CARCERE NON È LA SOLUZIONE, È UNA PARTE DEL PROBLEMA.

Discussione intorno al tema del carcere insieme al collettivo OLGa di Milano, che da anni lotta per un mondo senza galere.

Ci troviamo alle ore 21:00 presso la “Casa del Partigiano” in via Maestri del Lavoro 2, Saronno.

WhatsApp Image 2018-06-06 at 14.29.41

 

“Il carcere è un tassello fondamentale e funzionale della società in cui viviamo.
In esso vengono tuttora messi in atto dispositivi di coercizione e isolamento, volti all’annientamento delle peculiarità e dell’identità individuali del detenuto. E’ un luogo dove lo Stato continua la sua vendetta punitiva nonostante le continue riforme penitenziarie, volte a mostrare il carcere come luogo più “umano”, correttivo e di reintegrazione sociale. L’ipocrisia che si cela dietro questa parvenza democratica resta ai nostri occhi lampante: esempi chiave sono l’articolo 41-bis (anche noto come carcere duro) e il 14-bis, mediante l’applicazione dei quali sono previste misure disumane come isolamento, censura, negazione dei colloqui e dell’aria, per non parlare del carcere a vita, pena detentiva dove cade palesemente la paventata maschera del reinserimento sociale.
Seppur con una maggiore limitazione della libertà, questo tipo di dispositivo è un riflesso del mondo in cui viviamo. Pensiamo ad esempio alle scuole, ai luoghi di lavoro, alle città: anche in essi non si riproducono forse i ruoli di sorveglianti e sorvegliati, premiati e puniti, inclusi ed esclusi?
Esistono molteplici forme di esclusione e contenimento riguardanti il mutamento delle città, dove i centri assomigliano sempre di più a centri commerciali, e la riqualificazione e la speculazione edilizia stravolgono tanto i quartieri, quanto la vita dei loro abitanti. Un ulteriore inasprimento delle misure di repressione e controllo è reso possibile tramite l’aumento del numero delle telecamere di sorveglianza, ormai copiosamente disseminate lungo tutto il territorio cittadino, delle guardie private, degli organi di polizia e militari; sono inoltre introdotte nuove e apposite norme -vedi il “daspo urbano”- volte all’allontanamento di tutte le persone non ritenute idonee al “decoro cittadino”, che non rispecchiano i canoni di perfetto produttore-consumatore.
Gran parte dei detenuti presenti nelle carceri italiane vi è rinchiusa a causa di reati commessi contro il patrimonio e la proprietà. In un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, è facile intendere come chi possiede poco o niente si trovi spesso nella condizione di delinquere per sopravvivere.
A prescindere dal reato commesso, o presunto tale, non pensiamo che l’artefice debba essere punito con la reclusione o socialmente reintegrato: siamo convinti che il carcere non sia la soluzione, ma solamente una parte del problema. Per questo motivo non contempliamo l’idea di un carcere più giusto, né auspichiamo un suo miglioramento; anzi condanniamo e contrastiamo qualsivoglia forma di reclusione e negazione della libertà, volte al controllo di questa società e al mantenimento delle ingiustizie su cui si regge.”