VIVIAMOCI STRADE E QUARTIERI | non lasciamo spazio a chi specula sulle nostre vite

Recentemente, dopo anni di allerta sicurezza rispetto al centro città e alla stazione, qualcuno ha portato all’ attenzione – per altro in modo piuttosto grottesco, utilizzando immagini di repertorio nemmeno attuali – una fantomatica problematica legata all’ insicurezza percepita dalle persone nei quartieri periferici di Saronno.
In particolare il Matteotti, probabilmente perché caratterizzato da quel briciolo di vitalità che lo rende qualcosa di diverso da un semplice dormitorio.
Niente di nuovo, come la radicata volontà securitaria di chiunque pensi al potere; destra o sinistra che sia, sono variazioni sullo stesso tema.
È facile immaginare questo atteggiamento dai partiti e lo si riscontra facilmente anche nella più piccola lista civica che, potenzialmente, avrebbe la possibilità di distaccarsi dal comune fare politica.
Nelle periferie in cui viviamo, vediamo cantieri aperti da anni, famiglie sfollate e costrette ad abitare davanti ad un grande buco lasciato dove stavano le loro case. Enormi aree dismesse e nessun servizio, se non un autobus che porta gli anziani al cimitero e all ospedale. Sfratti in zone che pullulano di case vuote, volutamente tenute sfitte dai grandi gestori immobiliari e dal comune.
Tenere alloggi vuoti (a Saronno poco più di un migliaio fra Aler, Comune e privati) e non assegnarli significa mantenere una domanda sempre alta e insoddisfatta, in modo tale da giustificare un aumento del prezzo degli immobili: chi ha bisogno realmente di una casa sarà disposto-costretto a pagare di più per le poche disponibili.
Dall’ altra parte si continuano a costruire appartamenti di lusso in centro, ingrassando le tasche di costruttori e investitori e continuando un processo di ridefinizione urbana che è iniziato circa 20 anni fa ed è riuscito quasi ad annullare la componente popolare del centro storico, diventato una grande vetrina commerciale.
Processo rafforzato negli ultimi anni dall’ introduzione -attraverso i vari decreti sulla sicurezza- del daspo urbano e delle norme sul decoro: leggi classiste e razziste, messe in atto con solerzia dall ’incalzante operato della polizia, insieme a multe, controlli, arresti, violenze.
Processo che sta estendendo i suoi tentacoli, sia in potenza che in atto, ormai ben al di fuori del centro.
Abbiamo visto il tentativo su piazza dei mercanti -piazza rossa per i più- storico luogo di aggregazione spontanea, di importanti feste che hanno segnato la storia di Saronno degli ultimi 30 anni, sede del mercato cittadino ed enorme parcheggio gratuito per pendolari e studenti, reso ora un parcheggio a pagamento, privato della sua identità visiva da uno spesso strato di vernice grigia e dalla marchetta di turno di un writer che, come tanti di questi tempi, vende la sua mano al potere.
Vediamo delinearsi chiaramente la volontà tentacolare di estendere il modello-centro sempre più verso l’esterno. Una volta messe le mani sul retrostazione e sulla Cantoni, i prossimi passi potrebbero essere l’attacco e la ridefinizione dei quartieri periferici.
Ecco allora che qualcuno inizia a buttare il sasso sulla necessità, in ottica securitaria, di ridefinire un quartiere come il Matteotti; e perchè non iniziare a farlo proprio ora, con le elezioni in vista e l’occhio lungo sulle future trasformazioni della città?
Persone che vivono le periferie e che magari hanno a cuore i luoghi in cui vivono sanno che i problemi reali da affrontare e provare a risolvere sono per esempio quello di arrivare a fine mese dignitosamente, riuscire a pagare un affitto sempre troppo alto e se necessario resistere ad uno sfratto; fare i conti con il nulla che c’è intorno e i pochi soldi in tasca e trovare dei modi, insieme ad altre persone, per vivere decentemente e magari sorridere ogni tanto.
Ci sembra normale vedere ragazzi che semplicemente vivono gli spazi che hanno a disposizione, decidono quanto e come stare alle panchine o nel parcheggio sotto casa, se bersi una birra comprata al supermercato stando all’ aria aperta piuttosto che andare fino in centro, a berla chiusi in un bar e pagandola cinque volte tanto.
Ci piace uscire di casa e trovare il parchetto frequentato da persone di tutte le età, generi, etnie che convivono tranquillamente, che a volte litigano, o sentire la sciura che urla dal balcone quando i ragazzi fanno troppo casino invece di chiamare la polizia o sperare nell’ installazione di telecamere.
Se hai bisogno davvero di aiuto, una strada vuota e piena di telecamere può solo guardarti morire, in una strada vissuta da altre persone, forse qualcuno può darti una mano; e se il prezzo da pagare è qualche bottiglia abbandonata su una panchina, siamo ben contenti di pagarlo.

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