19 giugno 2015

4 Luglio giornata allo skatepark

Una giornata autogestita allo Skatepark di Saronno in via Leonardo da Vinci
Dalle 15.30 fino al tramontoskate4

// LIVE HIPHOP – casse e microfono aperto
JM B
Casi strani
Anime anomale
Mine
Olyo!bollente

// SKATE – porta lo skate, organizzati con gli amici per un ritrovo

// AUTOPRODUZIONI

// DISTRO – portati un tavolino e la distro

// PRESA BENE

16 giugno 2015

DIFFONDIAMO AUTOGESTIONE, RIPRENDIAMOCI GLI SPAZI

Negli ultimi anni a Saronno si è fatto un gran parlare della situazione abitativa, di occupazioni,sgomberi e sfratti. Considerando la generale difficoltà per una fetta sempre maggiore di popolazione nel permettersi un affitto o un mutuo per avere un tetto sulla testa, crediamo che l’occupazione sia un argomento da approfondire e una pratica da diffondere.

Con lo sgombero del TeLOS questura e politica hanno provato, invano, a eliminare un’esperienza attraverso la repressione, colpendo uno spazio libero in cui si praticava e si tentava di diffondere un modo di vivere basato sull’autogestione,in lotta contro le dinamiche imposte dalla società.

Lo sgombero del TeLOS e delle case occupate gli anni scorsi a Saronno è stato anche un monito perprevenire lo scenario, timore di chi governa, in cui chi si ritrovi senza casa o sotto sfratto si organizzi da sé per prendersene una delle tante (circa 1500 a Saronno) vuote.

Noi sentiamo tuttorail bisogno di uno spazio in cui il peso del denaro – e quindi la discriminazionefra chi ha e chi non ha – sia minimo, consci di vivere, volenti o nolenti,all’interno di una società in cui il valore dei soldi è superiore a quello della vita stessa dell’individuo: sentiamo il bisogno di uno spazio in cui resistere all’ingerenzadella politica istituzionale nelle nostre vite, e siamo decisi a organizzarci attraverso l’autogestione.

Crediamo in un percorso politico che coinvolga le persone direttamente nella risoluzione dei propri problemi e nel soddisfacimento delle necessità, attraverso un confronto libero ed orizzontale, dove ognuno sia responsabile delle proprie

scelte e a comandare non sia la maggioranza né una minoranza organizzata. È chiaro come questo modo di organizzarsi sia in netto contrasto con quello previsto dalla società attuale, fondata sulla delega, nella quale ancora in molti credono di contare segnandouna X su una scheda ogni 5 anni.

Rifiutiamo quindi la delega e non riconosciamo come referenti i soggetti investiti del potere, democratico o no che sia. I nostri referenti sono le persone che condividono con noi bisogni, esigenze, sogni e progetti.
Non è mai stato nostrointeresse aiutare questa società a migliorarsi; vogliamo immaginare, sperimentare e vivere una società ed una socialità completamente differenti da quelle attuali. Ed è per questo motivo che non cerchiamo un confronto con istituzioni ed enti interessati a recuperare il disagio, ad appianare i conflitti e a “risolvere iproblemi della gente”. Semmai ci interessa crearne di conflitti.

Siamo tuttora convinti che si possa ottenere uno spazio coerentemente con quanto crediamo, sia come abitazione che come spazio condiviso, solo attraverso l’occupazione.

Ci piace decidere con la nostra testa, non con il codice penale alla mano, ben sapendo che le leggi non sono una trascrizione del “Giusto” e dello “Sbagliato”, ma rappresentano la difesa degli interessi e dei privilegi di una parte della popolazione.

Consideriamo sbagliato vedere persone senza casa o sotto sfratto essendoci moltissime abitazioni ed edifici sfitti, e giusto riprenderci il nostro spazio ed il nostro tempo in una società che tutto controlla e tutto decide.

TeLOS itinerante

15 giugno 2015

11 Luglio – TAZ a Saronno

per sapere dove si svolgerà la TAZ chiama il numero: 3343907383 dopo le 1530, oppure controlla su questo sito o sulla pagina fb del TeLOS

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28 maggio 2015

CineTeLOS itinerante

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15 maggio 2015

Primo Maggio ’15 – Una Milano particolare

Pubblichiamo qui di seguito una riflessione scritta da alcuni varesotti sul primo maggio di Milano (qui la versione in pdf da scaricare):

Vincere non è arrivare primi a una corsa o segnare più gol di quanti ne ricevi. Se tutto resta come prima non è vincere, è accontentare qualche cretino. Vincere dev’essere qualcosa che assomigli alla danza degli indiani d’America intorno alle macerie fumanti di un insediamento di coloni europei. Solo cenere deve restare perchè non si edifichi più alcuna mostruosità. Ma qui di resti bruciati se ne sono visti troppo pochi! (1)

Cui prodest?
Qualcuno si è fatto questa giusta domanda.
Anche dopo parecchi giorni dal primo maggio milanese si continua a parlare dell’uso della violenza, del capitalismo, di Expo, di sfruttamento, di rabbia, di rivolta.
Certo, è una situazione buona anche per chi cavalca questi accadimenti per i suoi fini, siano essi di visibilità (es. Casarini), politici (es. Pisapia) o populisti (es. Salvini).
La canea mediatica è qualcosa di cui tenere conto e discutere.
E’ sempre giusto4782_75b6 porsi delle domande, interrogarsi sulla propria prospettiva e modalità di azione. Solo pochi anni addietro era tutto molto diverso: non c’erano i social network e la pervasività dei mezzi di informazione di massa non era paragonabile a quella odierna. A 15 anni dal G8 di Genova, col suo lascito sul movimento rivoluzionario, bisogna pensare attentamente a come riportare anche nelle piazze una reale conflittualità, riuscendo ad allargare la partecipazione e la condivisione di saperi e pratiche. Lo scopo della repressione è sempre quello di bloccare l’azione rivoluzionaria e gli arresti sono solo uno dei metodi utilizzati per giungere a questo scopo. Più in generale, spesso subdolamente, essa cerca di spingerci all’inazione e a farci diventare poliziotti di noi stessi, invitandoci a credere che non sia possibile, o addirittura non sia lecito, mettere in pratica alcune azioni, sia dentro che fuori dai cortei.
Ma la domanda iniziale è utile anche invertirla. A chi dispiace una giornata come quella del primo maggio milanese? A chi non giova? A quale rivoluzionario possono dare fastidio uno spezzone che attacca la polizia, quattro macchine, qualche banca e qualche vetrina? Sì dirà, a ragione, che semmai è stato troppo poco, o che sono esplosioni di rabbia troppo rade, o che bisognerebbe riportare nel quotidiano tanta rabbia e tanta forza. Si può discutere dell’utilità della distruzione nel processo di produzione, si può discutere della sempre più rapida distruttibilità dei prodotti (vedi Gunther Anders, L’uomo è antiquato II, I prodotti), si può discutere, come in parte faremo, del consenso, dell’opinione pubblica e del libero pensiero.
Ma solo a chi intende governare e gestire il dissenso e la rabbia può dare fastidio una giornata come questa.
A ragione, a ben vedere.
In Italia, ma possiamo parlare anche di Europa per essere meglio compresi, esiste una componente radicale e irriducibile a ogni recupero. Di questa radicalità va preso atto, c’è, è nei fatti.
I numeri sono sempre relativi, non è la conta che ci interessa, è la tendenza. Lo spezzone autonomo e radicale ha attratto numerosi partecipanti al corteo che si sono sentiti di prendere parte, di parteggiare. Chi parla, spesso a sproposito, di consenso e pratiche includenti, dovrebbe tenere conto di questo fatto.
Ecco un possibile superamento del nodo consenso/dissenso: la partecipazione attiva.
Viviamo in un’epoca afflitta, tra le altre cose, da un opinionismo diffusamente basato su poco e che poco ci azzecca con la vita reale. Tuttavia con tale incongruenza ci riguarda tutti, trattandosi della maggioranza silenziosa che supporta lo stato di cose presente.
L’opinione pubblica è pensata e studiata a tavolino, lo scalpore e lo scandalo sono incredibili fabbriche di opinioni. Si pensi al caso delle due ragazzine rom pagate dalla giornalista per dire una serie di assurdità. Milioni di condivisioni, milioni di opinionisti indignati, milioni di opinioni create e pensate ad arte.
Si pensi anche al ragazzo intervistato poco dopo gli scontri.
L’opinione pubblica è il contrario del pensiero libero.
Come superare questo ostacolo? Come andare oltre le condivisioni da social network e le opinioni create ad hoc nel giro di un minuto?

Ragionare sul senso di questa giornata in prospettiva, per evitare di trovarci in futuro in un vicolo cieco o, piuttosto, per dotarci degli strumenti per superare il muro del vicolo cieco.
Se da una parte è indiscutibile oramai la simpatia di fette della popolazione per chi dalle parole passa ai fatti, dall’altra è altrettanto importante fare sì che si parli con questa parte di popolazione, che non ci si chiuda a gingillarsi per la giornata appena trascorsa o sull’estetica dello scontro. Uno degli errori più gravi sarebbe quello di non cogliere la predispozione crescente allo scontro, al conflitto. I quartieri popolari e i territori resistenti sono il campo di battaglia quotidiano in cui invertire il comune sentire, secondo il quale non si può mai vincere. Giornate come il primo maggio milanese sono un’iniezione di fiducia nel dimostrare che non è necessario essere un milione per riuscire a prendersi le strade, allo stesso modo non c’è bisogno necessariamente delle masse per fermare una grande opera che devasterà ulteriormente il nostro territorio o per resistere all’ennesima ondata di sfratti. Quello di cui c’è bisogno è intelligenza ed energia, e tornare a pensare in grande anziché limitarsi a proteggere il proprio orticello.

Non c’è mai lunedì

Verso dove stiamo andando? Questa una delle domande di chi nel primo maggio milanese ha letto un momento importante per il movimento.
Attaccare il centro finanziario e di potere di Milano è sicuramente un’azione comprensibile a chi è sotto sfratto, a chi vede il proprio territorio devastato per grandi opere finanziate dalle banche, da chi subisce quotidianamente la violenza del denaro, da chi ha una visione critica e d’insieme della nostra società e del suo funzionamento.
E’ altresì vero che rimane uno scarto da colmare, nei modi di volta in volta considerati più opportuni, nei confronti di quei soggetti delusi e depressi da questa società, di chi non ne può più del solito tran tran, di chi è annoiato a morte dalla prospettiva di passare dieci anni a scuola per imparare a lavorare e passare una vita a barcamenarsi per sbarcare il lunario.
Creare una prospettiva rivoluzionaria nel quotidiano, vivere la rivoluzione oggi, dimostrare che un mondo senza lavoro obbligatorio (lo è nella misura in cui tutto nella società ha un costo ed è esclusivo per chi se lo può permettere) è non solo auspicabile, ma possibile.
Tornare a colpire gli orologi e lo scorrere del tempo sempre uguale a se stesso, organizzarsi e prendersi beffe delle organizzazioni, assaporare il gusto della solidarietà e cacciare chi fomenta le divisioni e la guerra tra poveri.
Prendere parte al processo già in atto, perché una parte di questa società ha tutto l’interesse che l’ordine continui a regnare, l’altra che tutto crolli al più presto. Decidere da che parte stare è il primo passo. Ma ovunque sono i rassegnati, vera base dell’accordo tra le parti, i miglioratori dell’esistente e i suoi falsi critici. Ovunque, anche nella nostra vita, che è l’autentico luogo della guerra sociale, nei nostri desideri, nella nostra risolutezza come nelle nostre piccole, quotidiane sottomissioni. (2)
Nelle metropoli come in provincia, ovunque è possibile.
Autorganizzarsi e difendersi per non pagare più il prezzo di una vita e di una società imposte. Pensare l’improbabile e osare l’impossibile.
Questa la grande sfida del nostro tempo, questa la grande avventura.
La rivoluzione sarà una festa, non di poche ore, ma per la vita.

Alcuni varesott pianta casott

Note:
1) SALVATORE RICCIARDI, Maelstrom scene di rivolta e autorganizzazione di classe in Italia (1960-1980)
2) Ai ferri corti con l’Esistente, i suoi difensori e i suoi falsi critici

6 maggio 2015

16/5 TeLOS Ovunque continua…

al parco di via concordia, di fronte al telos occupato da settembre 2008 a gennaio 2009, sgomberato devastato e poi abbandonato in attesa di una speculazione che forse mai avverrà

16maggio2015

 

 

15 aprile 2015

25 Aprile 2015 – Ancora nelle strade

Sono ormai diversi anni che il 25 aprile a Saronno ha assunto una dimensione più partecipata e viva, cercando di superare la dimensione della mera commemorazione fine a se stessa. Nel corso degli ultimi anni il 25 aprile da una passeggiata con banda, politici e associazioni è diventata una data dalla più ampia partecipazione, motivata dal voler attualizzare quelli che nelle dinamiche istituzionali troppo spesso rimangono discorsi retorici legati a un passato sempre più lontano.

Questa commemorazione è stata svuotata a tal punto di contenuti che le stesse persone che il 25 aprile predicano l’antifascismo e la libertà poi per tutto l’anno non dicono una parola sulla presenza nelle piazze e nelle strade saronnesi di partiti e movimenti di estrema destra.

La nostra partecipazione alla giornata del 25 aprile è tesa a ribadire la necessità dell’antifascismo oggi, in contrasto all’ipocrisia di chi utilizza il passato per proteggere la propria poltrona e il proprio potere.

D’altronde è con lo sforzo e le lotte degli antifascisti che la Lega Nord ha smesso di prendere parte a questo corteo. Si può dire senza timore di sbagliare che ci avevamo visto lungo, considerata l’attuale alleanza della Lega Nord con CasaPound e le recenti sfilate milanesi e romane con tanto di tricolori e croci celtiche. Un vero cambio di passo quello delle camicie nero-verdi, con le quali, non dimentichiamo, partiti e istituzioni , A.N.P.I, PD fra tutti, hanno sfilato nel corso degli anni in corteo. Come se non bastasse PD e A.N.P.I. si sono persino spesi per difendere i leghisti dalle proteste di chi non voleva condividere con loro una data tanto significativa.

La mancanza di una vera azione di contrasto verso i movimenti neofascisti è testimoniata anche da quanto accaduto nell’ultimo anno; anno in cui la giunta ha permesso a formazioni neo fasciste di diffondere idee razziste e ultranazionaliste e di svolgere ronde anti-immigrati. Le uniche opposizioni a queste presenze sono arrivate ancora una volta dagli antifascisti.

La concessione di spazi e visibilità a organizzazioni apertamente neofasciste assume un valore ancora più grave considerando invece il trattamento riservato agli antifascisti, caricati e in seguito denunciati per aver osato contestare il sindaco e la sua giunta lo scorso 25 aprile; cariche ampiamente giustificate sia dall’ ANPI che dal PD. A seguito di questa giornata di manganellate la Questura ha addirittura richiesto l’arresto di quattro persone.Anche per questo consideriamo indispensabile tornare in piazza quest’anno, per ribadire con forza che il 25 aprile è degli antifascisti e di chi oggi continua a resistere nei propri territori contro la devastazione imposta dal capitale e difesa dallo Stato, e non di chi si allea con CasaPound, di chi stringe mani e patti, di chi chiude un occhio o è lui stesso amico quando non promotore del fascismo di oggi.

Torniamo in piazza per ribadire che non sono manganellate, denunce o tentativi di arresti a fermare chi oggi lotta per la libertà, per ribadire la nostra radicale inimicizia nei confronti dei rappresentanti istituzionali, per ribadire che l’antifascismo e la solidarietà nascono dal basso con pratiche quotidiane. Per questo abbiamo animato numerose iniziative nel corso di questo anno, contro le ronde fasciste, contro i C.I.E, contro ogni repressione delle forme di dissenso e per dare voce alla resistenza contro le grandi opere che non fanno altro che arricchire i soliti noti e distruggere il nostro già martoriato territorio.

Così dopo il corteo mattutino andremo in Piazza Rossa (piazza dei mercanti) e proseguiremo la giornata di lotta con una festa che esprima le resistenze di oggi, per cercare di annullare lo scarto che sempre più si nota tra i discorsi pomposi dei 25 aprile ufficiali e la realtà di tutti i giorni. Lo faremo con banchetti informativi e mostre, libri, opuscoli e interventi, con un’assemblea aperta sulle lotte del nostro territorio, con della musica e qualcosa con cui rifocillarsi.

Contro ogni fascismo, contro la criminalizzazione delle lotte sociali e dei territori che resistono, riprendiamoci le strade e le piazze, diffondiamo solidarietà e autogestione.

Antifasciste e antifascisti di Saronno

15 aprile 2015

Resistenze di Aprile

 

RESISTENZEDAPRILEPubblichiamo e pubbliciziamo questa serie di appuntamenti, organizzati da varie realtà della zona, per il mese di Aprile.

19 febbraio 2015

6° compleanno del TeLOS ovunque

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16 febbraio 2015

Corteo NOTAV a Torino, partenza da Saronno

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