22 ottobre 2020

Chi va là?

Quando questo grido è lanciato, il cittadino deve immediatamente fermarsi, rispondendo a voce alta e attendere che la pattuglia si avvicini o che la sentinella gli dia l’ordine di avanzare. Subito egli deve presentare il lasciapassare unitamente a documenti personali di identità.”

Primo assoluto, indiscutibile dovere, nel momento attuale è l’obbedienza. Si tratta di un periodo transitorio, per superare il quale occorre appunto la più scrupolosa osservanza delle disposizioni impartite dall’autorità militare.

dal Corriere della Sera, luglio 1943

Nel luglio del 1943 cade il regime fascista, il generale Badoglio ordina il coprifuoco per ragioni di ordine pubblico: dalle 21.00 alle 5.00 del mattino tutti a casa, ad esclusione di sacerdoti, levatrici e medici nell’esercizio delle loro funzioni.

Quella è stata l’ultima volta in cui in Italia è stato imposto il coprifuoco.

L’ultima, fino ad oggi: dal 22 ottobre 2020 Fontana, con l’appoggio di tutti i sindaci dei capoluoghi di provincia, ordina il coprifuoco in tutta la regione Lombardia dalle 23.00 alle 5.00.

Dall’inizio della pandemia, oltre a doverci confrontare con la diffusione su larga scala del virus, abbiamo assistito alla narrazione in perfetto stile bellico di un nemico esterno, il Covid19, contro il quale va combattuta una guerra che vinceremo solo se saremo in grado di rinunciare, pezzo per pezzo, alla nostra libertà.

Lo Stato e i media ci hanno infantilizzato, trattando le persone come incapaci di ragionare e decidere lucidamente, facendoci cadere tra le braccia di ogni più assurdo, inutile e controproducente provvedimento.

Ci vogliono colpevoli e spaventati, così ad un passo dal “si salvi chi può” ogni misura diventa accettabile.

Ora – come già in primavera – devono trovare un nemico interno per spogliarsi di ogni responsabilità in quanto, evidentemente, qualcosa è andato storto. E le responsabilità di Stato, Regioni e padroni sono parecchie.

Dopo la caccia al runner e la colpevolizzazione degli individui a cui abbiamo assistito a marzo, ecco che ora i nuovi capri espiatori sono i giovani e la loro “movida”: il dipinto di una massa di indisciplinati che pensa solo a divertirsi senza prestare attenzione a sé stessi e agli altri. Che i fenomeni aggregativi siano rischiosi per la trasmissione di un virus è fuor di dubbio, ma è un aspetto comune a moltissime altre situazioni che attraversiamo quotidianamente.

Il meccanismo del capro espiatorio è un palese tentativo di nascondere le vere responsabilità: sui mezzi pubblici nessuno ha messo mano (per esempio aumentando le corse in modo da diminuire l’affollamento); il personale e le strutture sanitarie, dopo aver subito uno smantellamento costante negli anni, sono state lasciate così come le abbiamo trovate a marzo, cioè insufficienti a gestire così tanti ricoveri -compresi quelli in terapia intensiva- contemporaneamente; i luoghi di lavoro continuano ad essere affollati (spesso senza le dovute precauzioni) perchè lo smart working non è possibile per tutti.

Ed ecco quindi la creazione, da parte dello Stato, di luoghi e tempi di profitto e luoghi e tempi della socialità: i primi da assolvere e mantenere affollati e produttivi a qualsiasi costo, mentre ai secondi possiamo rinunciare in nome del bene comune.

Per i veri responsabili della situazione in cui ci troviamo, è più semplice vietare piuttosto che fare scelte ragionate e utili per il bene di ciascuno. Ma questa non è una novità: lo Stato ha come unico interesse quello di preservare se stesso e in situazioni emergenziali – come abbiamo visto dopo terremoti, alluvioni, crolli e frane – ha semplicente più strumenti per farlo.

Non c’è nulla di contagioso in una passeggiata notturna se non la frustrazione e la rabbia condivise da persone che si incontrano al di fuori delle scuole e dei luoghi di lavoro e possono parlare e sfogarsi e magari capire insieme che questa situazione è diventata insostenibile.

Se possiamo rischiare di ammalarci ogni giorno stipati sui mezzi pubblici, al lavoro e a scuola, allora possiamo fare qualsiasi altra cosa. Con la testa, con le precauzioni, prendendoci cura di noi stessi e degli altri.

Stiamo insieme, organizziamoci e lottiamo.

Violiamo il coprifuoco!

22 maggio 2020

TENTACOLI

Nel corso della pandemia del Covid-19, ci siamo resi conto di non conoscere a fondo la struttura e il funzionamento del sistema sanitario del paese in cui viviamo; ci sembrava invece un bagaglio di informazioni utile per affrontare gli eventi straordinari di questi mesi.
Le pagine che abbiamo scritto sono frutto di condivisione di letture, pensieri, critiche, dubbi. In questi due mesi siamo stati sommersi dai media con una marea di notizie, dati, interviste a questo o quell’esperto, conferenze e via dicendo.
Abbiamo pensato fin da subito che, per riuscire ad avere le idee chiare, avremmo dovuto capire bene come funzionano le cose e in che modo siamo arrivati a pagare sulla nostra pelle la malagestione della sanità; abbiamo iniziato a documentarci e fortunatamente in questo marasma di informazioni abbiamo trovato letture molto interessanti e stimolanti, grazie a chi ha cercato di analizzare e comprendere il momento che stiamo vivendo.
Cercando di approfondire gli argomenti trattati e andando a scoprire le fonti ufficiali ci siamo addentrati in un labirinto di informazioni spesso difficili da decifrare; la sensazione è che chi scrive leggi e norme e organizza la macchina statale sia molto abile nel redarre documenti di difficile comprensione per chi non mastica il burocratese, come noi. Ci siamo armati di pazienza e abbiamo provato a mettere insieme i pezzi, a decifrarli per poi restituirli, attraverso questo documento, in una forma leggibile.
Abbiamo poi provato a leggere le analogie fra i processi che determinano la gestione  della sanità e quelli che determinano la ridefinizione del territorio.
Oltre a pubblicarlo via web, inizieremo a diffonderlo a puntate nella zona di Saronno che viviamo maggiormente – il quartiere Matteotti e il retrostazione – e in alcuni punti nevralgici come il mercato e i parchi della città. La speranza è che questo possa servire come strumento utile all’analisi di ciò che ci circonda e possa dare degli spunti su quello che è, e che immaginiamo potrebbe diventare, l’ambiente in cui viviamo. Siamo sicuri che la conoscenza teorica vada affiancata alla spinta ad agire nel pratico – condividendo
esperienze, saperi, problemi, necessità e lottando insieme per migliorare le condizioni di vita a cui ci hanno abituati – per questo cercheremo di rendere questo testo anche un punto di partenza per conoscere persone, organizzando al più presto e con tutte le precauzioni del caso una serie di iniziative in zona, fra cui la distribuzione dello stesso nella sua forma completa e gratuitamente.

Il punto di partenza che proviamo continuamente a porci nelle nostre ricerche e che vorremmo proporre è quello di invitare tutti, a cominciare da noi stessi, a diffidare di chi sostiene di avere la verità, a non rimanere soddisfatti di spiegazioni superficiali cercando di andare a fondo delle questioni, rischiando di annoiarci a furia di leggere sull’argomento, con l’obbiettivo di radicalizzarsi.
Nel testo che abbiamo scritto non c’è intenzione alcuna di legittimazione dello Stato. Ragioniamo e scriviamo tenendo conto del fatto che facciamo parte di un sistema, viviamo in questa società come chiunque altro, con l’unica differenza che proviamo a metterci di traverso rispetto a tutte quelle cose che non riusciamo a mandare giù nel tentativo di avvicinarci al nostro ideale di vita migliore, libera dallo sfruttamento di un uomo su un altro uomo.
L’andamento è dal generale al particolare, per non dimenticarci del territorio in cui viviamo in un momento in cui tutto è sul filo del rasoio.

qui il pdf completo: TENTACOLI

4 dicembre 2019

VIVIAMOCI STRADE E QUARTIERI | non lasciamo spazio a chi specula sulle nostre vite

Recentemente, dopo anni di allerta sicurezza rispetto al centro città e alla stazione, qualcuno ha portato all’ attenzione – per altro in modo piuttosto grottesco, utilizzando immagini di repertorio nemmeno attuali – una fantomatica problematica legata all’ insicurezza percepita dalle persone nei quartieri periferici di Saronno.
In particolare il Matteotti, probabilmente perché caratterizzato da quel briciolo di vitalità che lo rende qualcosa di diverso da un semplice dormitorio.
Niente di nuovo, come la radicata volontà securitaria di chiunque pensi al potere; destra o sinistra che sia, sono variazioni sullo stesso tema.
È facile immaginare questo atteggiamento dai partiti e lo si riscontra facilmente anche nella più piccola lista civica che, potenzialmente, avrebbe la possibilità di distaccarsi dal comune fare politica.
Nelle periferie in cui viviamo, vediamo cantieri aperti da anni, famiglie sfollate e costrette ad abitare davanti ad un grande buco lasciato dove stavano le loro case. Enormi aree dismesse e nessun servizio, se non un autobus che porta gli anziani al cimitero e all ospedale. Sfratti in zone che pullulano di case vuote, volutamente tenute sfitte dai grandi gestori immobiliari e dal comune.
Tenere alloggi vuoti (a Saronno poco più di un migliaio fra Aler, Comune e privati) e non assegnarli significa mantenere una domanda sempre alta e insoddisfatta, in modo tale da giustificare un aumento del prezzo degli immobili: chi ha bisogno realmente di una casa sarà disposto-costretto a pagare di più per le poche disponibili.
Dall’ altra parte si continuano a costruire appartamenti di lusso in centro, ingrassando le tasche di costruttori e investitori e continuando un processo di ridefinizione urbana che è iniziato circa 20 anni fa ed è riuscito quasi ad annullare la componente popolare del centro storico, diventato una grande vetrina commerciale.
Processo rafforzato negli ultimi anni dall’ introduzione -attraverso i vari decreti sulla sicurezza- del daspo urbano e delle norme sul decoro: leggi classiste e razziste, messe in atto con solerzia dall ’incalzante operato della polizia, insieme a multe, controlli, arresti, violenze.
Processo che sta estendendo i suoi tentacoli, sia in potenza che in atto, ormai ben al di fuori del centro.
Abbiamo visto il tentativo su piazza dei mercanti -piazza rossa per i più- storico luogo di aggregazione spontanea, di importanti feste che hanno segnato la storia di Saronno degli ultimi 30 anni, sede del mercato cittadino ed enorme parcheggio gratuito per pendolari e studenti, reso ora un parcheggio a pagamento, privato della sua identità visiva da uno spesso strato di vernice grigia e dalla marchetta di turno di un writer che, come tanti di questi tempi, vende la sua mano al potere.
Vediamo delinearsi chiaramente la volontà tentacolare di estendere il modello-centro sempre più verso l’esterno. Una volta messe le mani sul retrostazione e sulla Cantoni, i prossimi passi potrebbero essere l’attacco e la ridefinizione dei quartieri periferici.
Ecco allora che qualcuno inizia a buttare il sasso sulla necessità, in ottica securitaria, di ridefinire un quartiere come il Matteotti; e perchè non iniziare a farlo proprio ora, con le elezioni in vista e l’occhio lungo sulle future trasformazioni della città?
Persone che vivono le periferie e che magari hanno a cuore i luoghi in cui vivono sanno che i problemi reali da affrontare e provare a risolvere sono per esempio quello di arrivare a fine mese dignitosamente, riuscire a pagare un affitto sempre troppo alto e se necessario resistere ad uno sfratto; fare i conti con il nulla che c’è intorno e i pochi soldi in tasca e trovare dei modi, insieme ad altre persone, per vivere decentemente e magari sorridere ogni tanto.
Ci sembra normale vedere ragazzi che semplicemente vivono gli spazi che hanno a disposizione, decidono quanto e come stare alle panchine o nel parcheggio sotto casa, se bersi una birra comprata al supermercato stando all’ aria aperta piuttosto che andare fino in centro, a berla chiusi in un bar e pagandola cinque volte tanto.
Ci piace uscire di casa e trovare il parchetto frequentato da persone di tutte le età, generi, etnie che convivono tranquillamente, che a volte litigano, o sentire la sciura che urla dal balcone quando i ragazzi fanno troppo casino invece di chiamare la polizia o sperare nell’ installazione di telecamere.
Se hai bisogno davvero di aiuto, una strada vuota e piena di telecamere può solo guardarti morire, in una strada vissuta da altre persone, forse qualcuno può darti una mano; e se il prezzo da pagare è qualche bottiglia abbandonata su una panchina, siamo ben contenti di pagarlo.
3 luglio 2019

PARLIAMO DI VIOLENZA

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due giorni di incontri, dibattiti, proiezioni, mostre, sport per riflettere
sul tema della violenza attraverso molteplici aspetti

6 giugno 2019

AFFONDA LA RONDA – VOL II

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Da settimana prossima un nuovo ciclo di iniziative a Saronno, vi aspettiamo!

5 giugno 2019

8/6 // SARONNO // PRESIDIO IN SOLIDARIETÁ A SILVIA E ANNA IN SCIOPERO DELLA FAME

Silvia ed Anna hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza dal 29 Maggio; hanno deciso di usare questo strumento di lotta perchè non sono intenzionate a tollerare ulteriormente il regime di AS2 che stanno scontando nel carcere a L’Aquila.
In questo carcere è presente il regime detentivo del 41 bis: un regime particolarmente duro e punitivo che prevede svariate restrizioni, come la censura della posta, l’isolamento, un numero molto limitato di colloqui con i parenti.
Silvia e Anna, pur non dovendo scontare tale regime detentivo, stanno subendo un trattamento analogo: censura e controllo della posta in entrata e uscita, possibilità di avere solo 4 libri e 7 capi di vestiario a testa, perquisizioni corporali continue e ore d’aria esigue, socialità quasi nulla, controllo di ogni oggetto che entri ed esca dalla cella.
Come se non bastasse è loro negata la possibilità di presenziare ai processi, che possono seguire solo in videoconferenza, avendo dunque negate le relazioni dirette con gli avvocati, nonchè la possibilità di salutare le persone che stanno loro vicine.
Una vera e propria tortura bianca pensata per annullare gli individui che lo subiscono e spaventare all’estrerno chi prova a lottare contro lo Stato.
Silvia, è accusata di un’ azione diretta nei confronti di Poaste Italiane, all’epoca responsabile delle deportazioni nei paesi d’origine delle persone migranti.
Anna invece è inclusa in un operazione repressiva chiamata Scripta Manent che vede coinvolti una serie di anarchici e si basa su un fantomatico legame fra degli scritti che incitano alla ribellione contro lo Stato ed alcuni episodi di attacco a strutture dello Stato.
Ancora una volta, e con mezzi sempre più subdoli, lo Stato imprigiona e tortura. Sfrutta ogni possibilità per cercare distruggere le persone, emotivamente e fisicamente, e tenerle isolate dentro le mura delle sue prigioni, mentre spaventa chi fuori continua a lottare, scegliendo pratiche che vanno oltre la pacifica, autorizzata e “socialmente accettabile” manifestazione del dissenso.
Siamo consapevoli che questa condizione viaggia in parallelo con la continua campagna di demonizzazione di qualsiasi tipo di ribellione nei confronti dello Stato .
É un’abile narrazione quella di istituzioni e media, che negli anni, a prescindere dall’orientamento politico dei governanti e in modo complementare alle continue legislazioni liberticide, spinge a una visione del mondo e della società tale per cui l’unica forma di dissenso possibile da praticare sia quella pubblica e pacifica.
Così, negli anni, con sempre più leggerezza si affibiano nei confronti di persone che hanno deciso di lottare per la libertà, propria e altrui, accuse di terrorismo e fantasiose associazioni a delinquere.
Accuse che sempre più spesso portano in carcere persone che lottano contro le ingiustizie che migliaia di persone, in ogni parte del mondo, subiscono ogni giorno per mano dello Stato e di tutte le sue strutture: economiche, legislative, repressive, sociali.
Cos’è il bancomat di chi specula sulle deportazioni dei migranti che va in frantumi, rispetto al rischio di morte che queste persone ritroveranno nei paesi da cui scappano?
Cos’è una minaccia ad un politico che specula sulle spalle delle persone, rispetto alla sofferenza e alla miseria che le sue decisoni comportano?
Cos’è un danneggiamento alle sedi dei partiti che incitano alla chiusura dei porti, rispetto alle migliaia di morti in mare?
Non basterebbe un libro per elencare le contraddizioni lampanti che vediamo nel modo che ci circonda.
Ma pensiamo che basti un piccolo sforzo per rendersi conto della distorsione narrativa alla quale siamo continuamente sottoposti, e che sia possibile, con ogni mezzo, provare a mettercisi di traverso.
Restituire alle parole e alle azioni I loro significati è qualcosa che possiamo fare tutti.
Non ci interessa capire se Silvia ed Anna siano colpevoli o innocenti. Non siamo sbirri, nè inquisitori e siamo convinti che i concetti di giusto e sbagliato siano qualcosa di molto lontano dai concetti di legale e illegale.
Pensiamo che lottare ponendo la propria ed altrui libertà al di sopra di ogni cosa sia giusto, e per questo siamo profondamente vicini alle nostre compagne, che anche ora da dentro quelle mura ce lo stanno dimostrando, riuscendo a trasmetterci forza, rischiando la loro stessa vita pur di non cedere di fronte a chi vuole ucciderci nel silenzio.
Proviamo ad essere forti e coraggiosi tutti insieme, non dimentichiamo mai di credere che un mondo diverso è davvero possibile: l’abbiamo immaginato talmente forte in tante occasioni (in Val Susa, nel corso delle lotte contro gli sfratti, nei nostri due spazi occupati e vissuti contemporaneamente per più di un anno in un buco di provincia come Saronno, sostenendo le rivolte dei reclusi nei CPR, cacciando i fascisti dalle nostre città, nel muoversi col buio della notte…e sono solo alcuni esempi) che quasi ci è sembrato di respirare davvero.
Il mondo che vorremmo non sarà facile guadagnarcelo, ma se ci crediamo non smetterà mai di essere una possibilità.
Per supportare Silvia e Anna hanno intrapreso lo sciopero della fame anche Stecco, Ghespe, Leo, Alfredo e Marco, attualmente detenuti in altre carceri in giro per l’Italia.
Un grosso abbraccio complice a tutti voi!
TUTTE E TUTTI LIBERI!
SABATO 8/6 SAREMO IN PIAZZA A SARONNO, PER ESPRIMERE LA NOSTRA SOLIDARIETà ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI IN SCIOPERO DELLA FAME.
DALLE ORE 15 IN PIAZZA VOLONTARI DEL SANGUE
presidio silvia
30 marzo 2019

AFFONDA LA RONDA

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22 febbraio 2019

~ 10 anni di TeL☼S

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15 febbraio 2019

LA PACCHIA È FINITA LO DICIAMO NOI! // PRESIDIO A SARONNO

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GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA LEGA E IL GOVERNO

Morti in mare, rastrellamenti, sgomberi, attacco alle lotte, caccia al povero, licenza di uccidere per la polizia. Questi i fatti, in linea con le politiche dei governi precedenti.
Taser, braccialetti elettronici, daspo induriti, aumento delle deportazioni, pene più severe per chi occupa case e blocca strade, ricatti ancora più forti per chi è straniero.Queste alcune delle imminenti minacce del disgraziato decreto Salvini.
Poi c’è il piano delle parole. “Marcisca in galera” (riferito a Battisti), “i poliziotti non portano cappuccini e brioche” (dopo l’omicidio di Empoli). Per arrivare al consigliere leghista di Torino, Alessandro Sciretti, che ha auspicato “un po’ di scuola Diaz” per chi è sceso in pia zza dopo lo sgombero dell’Asilo e l’arresto dei compagni. “Un po’ di scuola Diaz” significa, letteralmente, un po’ di tortura, di teste e braccia rotte, di muri insanguinati, di terrore. A questo siamo arrivati. Abituarsi a certe parole, significa accettare i fatti che ne conseguono.

ADESSO BASTA.

Mercoledì 20 febbraio, mentre a Torino si terrà un presidio davanti alla circoscrizione dove è consigliere l’infame che vorrebbe farci torturare, scendiamo in piazza in tante città, magari davanti alle sedi della Lega, per ricordare la Diaz, contro la violenza poliziesca, contro il razzismo di Stato, contro il governo e in solidarietà con i compagni di Torino.
Anche qui a Saronno prendiamo una piazza per stare vicino ai compagni e alle compagne in carcere, per portare solidarietà a chi ha resistito allo sgombero dell’Asilo e a chi ha deciso di rispondere in strada, colpo su colpo, a lacrimogeni, idranti e manganelli. Perché il questore di Torino, la giunta Appendino, Salvini al governo sono frutto dello stesso processo che qui da noi ci ha fatto abituare al razzismo dilagante, a Fagioli e i suoi amici fascisti che si sentono più forti ogni giorno che passa, alla repressione sempre più dura contro chi vorrebbe provare a vivere, non solo sopravvivere.
Come recita una scritta su un muro torinese, non lontano da quello che per 24 anni è stato l’Asilo Occupato, è ora “che la paura cambi di campo”.

ORE 18
PRESIDIO
PIAZZA VOLONTARI DEL SANGUE
SARONNO (VA)

15 febbraio 2019

Pranzo a sostegno degli arrestati di Torino

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DOMENICA 3 MARZO ore 12.30
al KINESIS via carducci 3 Tradate

PRANZO vegetariano / vegano
A SOSTEGNO DEGLI ARRESTATI DI TORINO
CONTRO LA REPRESSIONE
CONTRO LO SGOMBERO DELL’ASILO

Prenotazioni entro il 28 febbraio: kinesis.tradate@gmail.com
(l’opzione “partecipo” su Facebook non verrà ritenuta prenotazione)

“Quanto è accaduto con lo sgombero dell’Asilo, storica occupazione torinese, e l’arresto di sei compagni attivi nelle lotte contro i lager per immigrati (i famigerati C.I.E., ora C.P.R.), sta a dimostrare i tempi che cambiano.
L’inasprimento repressivo, che già da qualche tempo soffia sulla pelle di tutti coloro che si oppongono alle politiche neoliberiste e razziste, è arrivato al punto manifesto in cui la maschera della democrazia è caduta lasciando in vista la faccia arrogante e crudele del potere.
Compagni impegnati nel sociale, in un’opposizione radicale alle ingiustizie del presente, vengono imprigionati con accuse prive di ogni fondamento il cui unico scopo è quello di allontanarli dalle lotte sul territorio.
Esprimiamo la nostra solidarietà agli arrestati e invitiamo a partecipare al pranzo in loro sostegno”
KINESIS Tradate
– MENU –

ANTIPASTO:
– focacce miste
– purè di carote e patate
– falafel
– stuzzicherie varie

BIS DI PRIMI:
– farro con pesto di frutta secca e pomodorini
– strascinati fatti in casa alle verdure croccanti

SECONDO MISTO:
– gateau di patate
– verdure al forno
– fave e cicoria

DESSERT:
– strudel cioccolato e pere
– liquorini di erbe: limunzina, nocino, liquore di gelso

VINO