Archive for ‘TeLOS’

2 luglio 2017

8 > 7 > 2017 / NOTTE NERA – tekno night

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29 giugno 2017

QUI CHI NON TERRORIZZA, SI AMMALA DI TERRORE

1 a 0, 1 a 1. 2 a 1, 3 a 1…

Una piazza nervosa, la Juve sta perdendo.

Forse un petardo, una transenna caduta male, un grido, un gesto, un pensiero.

L’interesse verso il come, a fronte di un nulla, è subito scemato.

Qualcuno ha urlato andiamo al bar, qualcuno ha sentito Allahu akbar.

Questa è la versione più divertente che è girata finora, per sdrammatizzare.

Qualcuno, forse tutti, hanno cercato di spostare il perché; di individuare un capro espiatorio, un colpevole ci deve pur essere.

Di fatto senza interrogarsi, osservare, capire, una buona parte della piazza ha iniziato a scappare, senza sapere dove.

Immaginate decine di migliaia di persone che si muovono in preda al panico contemporaneamente:

si inciampa, si cade, ci si calpesta, si sviene, attacchi di panico, ci si perde.

Più di mille feriti, alcuni gravi, genitori che perdono i figli, una bambina in coma, una ragazza morta.

Testimonianze di persone che sono scappate per due km per poi perdersi nella loro città, e magari in quel momento chiedersi, ma perché sto scappando? Cosa è successo?

Un tragicomico perdersi per ritrovarsi.

Bruxelles, Parigi, Londra, Berlino, Cannes, Manchester. Gli attentati degli ultimi tempi in giro per l’Europa hanno mostrato le conseguenze fisiche e immediate sulle persone vittime degli stessi.

Fa rabbia vedere che la maggior parte dei morti causati dalle guerre sono sempre i civili, quelli che con la guerra hanno meno a che fare.

(si pensi che in Iraq nel solo 2015 ci sono stati 15000 morti civili e circa 30000 feriti, in Siria a seconda delle fonti i morti civili dal 2011 si aggirano fra i 100 e i 200.000)

Che la guerra, sia contro le dittature, il terrorismo o l’imperialismo occidentale sia gioco di potere sulla testa dei poveri non è cosa nuova, che ora se ne vedano gli effetti anche negli stati che le esportano e ne fomentano le cause e non solo dove si combattono è qualcosa a cui non si è abituati.

Questo ci porta a vivere un periodo in cui siamo costantemente educati ad avere paura, avere il terrore di un’idea o meglio l’idea del terrore radicata in testa:

I media ci bombardano quotidianamente da notizie di violenza pubblica e privata, paventando ogni giorno la possibile minaccia di un attacco terroristico individuando in un noi comune le potenziali vittime.

Lo Stato da parte sua, sfrutta questa induzione alla paranoia e alla paura per far sentire la gente in una perenne condizione di insicurezza, bisognosa dell’intervento e della costante supervisione di un Governo forte, unico apparato capace di difenderla e di tenerla lontana da pericoli di ogni sorta.

Da qui l’acuirsi di mezzi e dispositivi di controllo, dalle telecamere, all’uso di forze militari all’interno delle città, alle retate nei confronti di persone migranti, alle famose disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città del Decreto Minniti (DL 20 febbraio 2017, n°14).

All’indomani dei fatti di Torino il ministro Minniti ha vagliato ordinanze speciali per bloccare qualunque tipo di festival estivo che non rispondesse a criteri molto rigidi nel binomio sicurezza-controllo:

nel distinguo di ruoli e responsabilità, i comuni dovranno valutare la capienza delle aree delle manifestazioni, individuare gli spazi di soccorso, emettere i provvedimenti di divieto di vendita di alcolici e di bevande in vetro e lattine, [] Gli organizzatori dovranno regolare e monitorare gli accessi con sistemi di rilevazione numerica [] In questa fase la polizia sarà di ausilio. La prefettura dovrà esercitare il suo ruolo di controllo e supervisione mediante sopralluoghi per una scrupolosa verifica della sussistenza dei previsti dispositivi di safety e l’individuazione delle cosiddette vulnerabilità. [] le forze dell’ordine dovranno mappare la videosorveglianza al fine di collegarla con la sala operativa, svolgere una intensa attività di prevenzione sul territorio e perquisire persone che possono portare all’interno della manifestazione armi o oggetti pericolosi. Infine, dopo l’attentato a Nizza, dovrà essere allestito un blocco del traffico per evitare l’ingresso di veicoli.”

Una conseguenza che sembra diretta è la volontà di scoraggiare le persone a vivere serenamente la socialità.

Nella società della passività nella delega, dove è sempre più difficile costruire dei legami di fiducia e dove ogni relazione umana sembra fermarsi a banali rapporti di circostanza, la fuga di migliaia di persone, che invece di sentirsi forti numericamente e unite si ritrovano disgregate e impaurite, sembra ormai essere la scelta più comprensibile.

Anche il sindaco di Milano ha colto la palla al balzo per emanare ordinanze contro i venditori ambulanti di birre in Darsena, multe per chi porta bottiglie di vetro, limitazioni sugli orari di vendita degli alcolici e forse altro.

A Saronno invece una grottesca polizia locale parla di misure antiterrorismo e blinda la piazza alla festa della radio locale, aiutando ancora una volta lo spettro Paura a entrare nella testa della gente.

E il “giornale” locale subito a calcare la mano sulla parola terrorismo.

Storicamente il concetto di terrorismo è legato allo stato, alla volontà di controllo repressivo della popolazione ai fini del mantenimento dello status quo.

Forse per non ammalarci di terrore dovremmo iniziare a porci il dubbio che il problema potrebbero essere gli stati, esportatori di guerre e creatori di miseria, e non il diverso, perché sospetto.

Forse una risposta, seppur parziale, potrebbe essere quella di non accettare queste dinamiche, di viversi le strade e le piazze il più possibile, costruire dei rapporti di solidarietà e complicità che ci rendano sicuri nelle nostre relazioni;

O almeno di ricominciare ad aprire gli occhi, guardarsi intorno, guardarsi negli occhi, sforzarsi di capire cosa succede invece di assecondare le paure che qualcuno vuole nelle nostre teste, iniziando a correre alla cieca. Andando a sbattere, facendosi male.

Torino, la partita è finita 4-1 per il Real, che ha vinto la Champions. La Juve ha fatto comunque più incassi per questa partita, 109 milioni di euro. Alla Juve della piazza gremita per lei e dei mille feriti non frega niente. Forse neanche del titolo. Tanto in termini economici la vittoria era in tasca prima della partita. I ricchi si sono arricchiti.

Molta gente il risultato l’ha saputo quando ormai lontana dalla piazza ha riacceso la testa, ops, il cellulare.

Imparare a diventare umani è la sola radicalità.

R. Vaneigem

12 giugno 2017

17 giugno – TAZ!

Ennesima TAZ in salsa saronnese
Dalle 22 concerto punk hc con:

ECO
ZONA D’OMBRA
SUBHUMAN HORDES

A seguire trash con Dj Camparinoflyer17

5 giugno 2017

Le macchine o la rivolta? dibattito con John Zerzan | lunedì 12 giugno

20 maggio 2017

3 giugno: presidio contro il Daspo Urbano

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CONTRO IL DASPO URBANO

DIFENDIAMOCI DALLA POLIZIA

Più ci si allontana da uno sguardo poliziesco sull’ambiente,
più ci si avvicina allo scontro con la polizia.

Viviamo tempi mediocri.
Un’epoca orfana del sogno e della dignità, un’epoca di barbarie e di costante guerra e distruzione.
Un’epoca in cui non desta scalpore il fatto che un quotidiano nazionale di fronte ad un suicidio (ci riferiamo al ragazzo che si è tolto la vita in stazione Centrale a Milano impiccandosi) grida al degrado.
Un corpo penzolante in pieno centro? Parbleu! Levate quella carcassa, se no arrivano le mosche!”
Ecco cosa sono le città in cui viviamo: un palcoscenico di recitanti. Ognuno ha il suo posto, ognuno ha il suo ruolo, nella grande recita collettiva di questa società che deprime le nostre vite ed esporta armi e morte in giro per il mondo. In questa fiera dell’apparenza recitiamo a tal punto la nostra parte da non riuscire nemmeno più ad individuarci come tali: attori, comparse, grazie alle quali è possibile il mondo per come è.
E di chi dovrebbe essere la responsabilità di una fabbrica di morte e distruzione come la Aermacchi se non di tutti noi?
Lo spettacolo deve continuare, e così la politica recita anch’essa la sua parte. Sono programmati e pensati i post al veleno di Salvini sui social network, sono programmate e pensate le reazioni della popolazione.
Il teatrino della democrazia è evidente più che mai, eppure ancora fatica ad essere individuato come tale.
L’attuale ministro dell’Interno a targa PD, Marco Minniti, oltre ad aver legiferato sui migranti delle vere e proprie leggi razziali (a i rastrellamenti in stazione Centrale a Milano ne sono l’evidenza lampante) ha anche regalato ai sindaci un nuovo strumento, comunemente noto come Daspo Urbano.
Il Daspo Urbano, nome scelto dall’opinione pubblica per la somiglianza con il provvedimento di repressione all’interno degli stadi, è inserito nel decreto legge che dispone nuove norme “urgenti in materia di sicurezza delle città”.
L’obiettivo è allontanare, per un tempo che arriva a 6 mesi, tutti quegli individui che presentano comportamenti difformi e indisciplinati alla pubblica moralità e al pubblico decoro. I poveri, i migranti – o più in generale tutti quegli
indesiderabili considerati ai margini della cosiddetta società civile – sono solo scomoda polvere da nascondere sotto il tappeto. Non sta bene avere i poveracci in giro, che se ne stiano nelle loro topaie in periferia.
Centrale in questo provvedimento è il potere messo nelle mani del Sindaco, che può, a sua completa discrezione, distribuire Daspo Urbani a destra e a manca
Le infrazioni maggiormente contestate, ad oggi, sono il bivacco, il consumo di alcolici in strada, gli imbrattamenti e l’occupazione di edifici.
Ad essere salvaguardati, insomma, devono essere soltanto immagine, ordine e profitto.

Viviamo tempi mediocri. Siamo certi che i più plaudiranno a questo ennesimo giro di vite che rende le città in cui viviamo ancora più soffocanti. Che dire della richiesta di maggiore controllo e maggiore sicurezza in una società securitaria come la nostra, in cui la Polizia è onnipresente in ogni forma possibile (caporeparto, telecamere, ufficiali giudiziari, psichiatri, droni, controllo del vicinato, social network, controllori)?
Nella tranquilla e terribile quotidianità accadono catastrofi, ma camminiamo talmente a capochino da non avvertirle.
Il Daspo Urbano è l’ennesimo strumento liberticida e classista in mano ai sindaci in un periodo in cui le violenze poliziesche e sul posto di lavoro si susseguono. A Saronno la Polizia Locale targata Fagioli è sempre più militarizzata e armata, le frontiere con la Svizzera sono più blindate che mai, utilizzando anche l’Esercito. Vi ricordate il pestaggio di Talla da parte della Polizia Locale? E Beppe Uva ammazzato dai Carabinieri a Varese?

Stringono il recinto? Sfondiamo il cancello!
Contro retate, deportazioni, rastrellamenti, controlli! Contro ogni polizia!

sabato 3 giugno PRESIDIO contro il DASPO URBANO
ore 15 in piazza Portici, Saronno

TeLOS

20 maggio 2017

27 maggio – UNDERGROUND TRASH NIGHT

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8 maggio 2017

20 maggio: HIPHOP & DnB / TAZ

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1 maggio 2017

13 maggio benefit al Kavarna

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25 aprile 2017

25 APRILE 2017 : SOFFIANO VENTI DI GUERRA

Solo i pesci morti vanno con la corrente

Soffiano venti di guerra. E la guerra, pur con il mutare di armamenti o strategie, porta con sé il suo inevitabile epilogo: giochi di potere sulla pelle dei poveri. Però porta con sé anche l’ipocrita indignazione di fronte alle immagini di civili e bambini uccisi, torturati. Come se la guerra non fosse tutto ciò. Come se nella nostra stessa provincia di Varese non si fabbricassero armi.

Sono anni di trasformazioni internazionali, di guerre e cambiamenti climatici, e quindi di ingenti flussi migratori. Di fronte ad un mar Mediterraneo trasformato in fossa comune l’Europa continua ad innalzare muri, a ristabilire frontiere. L’Italia per voce del Ministro dell’Interno Minniti (di stampo piddino) ha legiferato sulla riapertura dei CIE, ora chiamati CPR, ma sempre e comunque lager del terzo millennio. E’ prevista la riapertura di un CPR in Lombardia, sarà dunque compito di ogni animo antirazzista impedire che ciò avvenga.

Per i governanti è il momento di mettere a profitto l’insicurezza percepita – instillata ad hoc nella popolazione – e con il decreto Minniti sulla sicurezza – Minniti stesso lo ha definito come decreto di sinistra – sono riusciti nell’ennesimo giro di vite sulle libertà individuali. Con il daspo urbano si concedono al sindaco poteri degni di uno sceriffo, capace ora di allontanare a piacere elementi indesiderati dalla città. Ma dietro la neutralità dell’emergenza sicurezza si cela un progetto più profondo di gestione classista delle città. Il decreto Minniti è palesemente contro i poveri e contro le presenze conflittuali nelle città. L’obiettivo che si pone è quindi il deserto e la pacificazione sociale in tempi di impoverimento degli strati meno abbienti.

Ed è proprio in provincia di Varese, a Gallarate, che il daspo urbano ha trovato il primo sostenitore. Si tratta del sindaco leghista Andrea Cassani che oltre ad averne dati già una decina è riuscito addirittura a lamentarsi della poca severità di questo provvedimento. A Saronno il sindaco leghista Fagioli oltre ad aver militarizzato come non mai la Polizia Locale sta svendendo il centro storico cittadino per poter reinvestire in strumenti repressivi come ad esempio le nuove telecamere di sorveglianza. Sono ormai giornaliere le retate contro i senza documenti, mentre sono non solo tollerate ma sostenute le iniziative dell’estrema destra locale che, sotto diversi nomi, prosegue nella sua propaganda di odio. Sono sempre più frequenti le apparizioni nelle piazze del varesotto dei partiti dell’estrema destra: Forza Nuova, CasaPound, Movimento Etica Tradate, senza dimenticare il tentativo di Lealtà Azione fatto lo scorso anno qua a Saronno.

Ma in questa società sempre più totalitaria e securitaria sarebbe limitante osservare il riorganizzarsi dell’estrema destra, perché i temi dell’estrema destra sono ripresi e sostenuti da tutte le forze politiche in campo. E’ l’incarnazione del pensiero unico, secondo cui, sotto l’ideologia della sicurezza e dell’emergenza, passano come “normali” provvedimenti allucinanti come i due nuovi decreti a firma Minniti, uomo di sinistra.

Soffiano venti di guerra, sia sul fronte esterno che sul fronte interno. Ogni passo ceduto allo Stato, al sindaco-sceriffo, all’ideologia dominante è un passo verso repressione e razzismo, verso la violenza che ogni giorno subiamo e che ogni giorno uccide nel mediterraneo, stupra nelle caserme, tortura nei CPR, arresta i poveri o i mendicanti, reprime chi si oppone.

Tutto ciò che otterremo invece sarà grazie al conflitto e alla solidarietà, nell’aiutare un senza docuumenti a scappare da una retata, ad impedire le violenze poliziesche, a rispedire al mittente la guerra tra poveri e nell’individuare chiaramente chi sono gli sfruttati e chi gli sfruttatori, nel non lasciare solo chi viene colpito dalla repressione.

Contro il pensiero unico che da destra a sinistra mortifica le nostre esistenze!

TeLOS

6 aprile 2017

28 aprile – trash benefit TeLOS al Molino

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28 aprile 2017 – dalle 21.00
al Molino, viale Cassarate 8, Lugano

Trash Party Benefit Spese Legali TeLOS

Dalle 21:00 – DJ Mari & Monti – DJ Camparino – DJ Conte Uzzolino – DJ Latin Lover